Le grand monde d’Andy Warhol

"Jackie Kennedy", Andy Warhol 1964
"Jackie Kennedy", Andy Warhol 1964

“Ci sono i ritratti di Marilyn Monroe, Elvis Presley, Gianni Agnelli, quelli di Mao – con il rossetto sulle labbra – Willy Brandt, Giorgio Armani, Brigitte Bardot, c’é il ritratto di Ethel Scull ripetuto ’36 volte’, quello del Cristo dell’Ultima cena ‘112 volte’. E’ ‘Il mondo di Andy Warhol’ esposto al Grand Palais di Parigi, in una mostra che raccoglie circa 130 opere fra le più di mille realizzate in serigrafia – dopo una manipolazione delle foto originali prese con la sua famosa Polaroid – nella sua celebre ‘Factory’ newyorchese, dal maestro e ‘papa’ della Pop Art.” (ANSA)

Fino al 13/07 (aperto tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 10 alle 22. Il giovedì chiude alle 20)

 

Le Grand Monde d’Andy Warhol

Galeries Nationales

Grand Palais, Champs Elysées

M: Champs Elysées Clemenceau

Tickets: 8€, 11€



Wired

nr.1, marzo 2009

 

L’editoriale di Riccardo Luna, direttore:

“Sedici anni fa un italiano ha fondato il giornale più bello del mondo, un giornale che a leggerlo sembrava venisse dal futuro. Lo ha fatto a San Francisco, dove il futuro arriva sempre un po’ prima.
Quel giornale era Wired e quell’italiano era Louis Rossetto. 
Per trovare i soldi per la sua impresa Rossetto aveva girato due anni l’Europa e l’America con otto fogli coloratissimi e immagini ritagliate da libri e riviste. Sul primo foglio c’era scritto soltanto: Manifesto per un nuovo magazine.
La sua visione a molti apparve folle: mai tanta tecnologia buona è stata a disposizione di così tante persone; queste persone, se si mettono assieme, possono cambiare tutto in meglio, possono fare una rivoluzione.
Il nuovo magazine doveva diventare la bandiera e il faro. 
Così è stato.
Oggi Wired torna a casa, in Italia, per raccontare la vostra passione per il futuro. Per diventare la vostra bandiera. Di nuovo: può sembrare folle parlare di innovazione in questo paese, adesso. Ma se non ci fossero italiani innovatori nonostante questo paese, noi non saremmo arrivati fin qui. 
Wired siete voi, 
voi che vi entusiasmate per un progetto che ci migliora la vita, voi che credete nel valore della comunicazione e della condivisione delle idee, voi che scegliete di lavorare assieme per un grande obiettivo, voi che fate ricerca scientifica ogni anno con meno fondi eppure non mollate, voi che conoscete il senso profondo della rete nel paese d’Europa che la usa peggio.
Ogni mese Wired sarà una fonte di energia rinnovabile alimentata dalla passione delle vostre storie. Le grandi idee che cambiano il mondo.
Non so se un giornale da solo possa davvero cambiare il mondo ma se gli Usa oggi hanno il primo presidente wired della storia, forse è anche perché nel 1993 lì nacque un magazine che fece diventare cultura diffusa questi valori. Dare voce a chi cerca le soluzioni, perché i problemi già li conosciamo.
Adesso tocca a noi.
Dopo il nostro incontro al porto di San Francisco, Rossetto mi ha mandato una bella lettera piena di consigli. Finisce così: “Thanks for being curious. I really hope that you are successful. As I said yesterday, the appearance of yourWired Italia is a dream for me, un sogno!”
Quel sogno, Louis, è il nostro sogno.
Benvenuto, Wired!
Il meglio deve ancora venire.”

L’abbiamo ricevuto ieri per posta dall’Italia, e ce lo stiamo contendendo!