words are very unnecessary…

2009-06-11_003_enjoy_the_silence_1
by peter (depechemode.com)

27.06.2009 | Stade de France

In Chains
Wrong
Hole To Feed
Walking In My Shoes
It’s No Good
A Question Of Time
Precious
Fly On The Windscreen
Little Soul
Home
Come Back
Peace
In Your Room
I Feel You
Policy Of Truth
Enjoy The Silence
Never Let Me Down Again

Stripped
Master And Servant
Strangelove

Personal Jesus
Waiting For The Night

reach out and touch Depeche Mode.

Paris je t’aime

Paris
11 mesi.

Cos’è Parigi?

Il gruppo di ragazzini, sempre diversi, che vedo ogni mattina in marina a Place des Vosges.
Il posto dove lavoro, dove siamo un’italiana, una giapponese una portoghese e un francese, eppure riusciamo a litigare senza problemi.
La linea 5 del métro: Bobigny-Place d’Italie. Arancione.
Il negozio di scarpe all’angolo, dove ci manca poco che mi metta a leccare la vetrina.
L’aria che esce dalle grate della métro e mi alza la gonna (proprio come Marilyn, un filino più goffa).
Le occhiaie, il sonno, tante scale.
Rendersi conto che quando c’è un matrimonio, anche qui suonano i clacson come pazzi.
Il barbone che staziona sempre vicino alla stessa statua e mi saluta ogni mattina e ogni sera.
L’altro barbone, quello che urla contro il suo amico immaginario.
Il palo della métro. Se solo potesse parlare.
Quando pensi di incontrare un sacco di personaggi famosi, e poi scopri che sono semplicemente dei sosia.
DepAntor: de, e, pe, e, en, te, o , er. Ripetuto alla nausea. E Madiski’ !
L’uomo delle pulizie che mi chiama Julia Roberts.
Il nostro ex vicino di casa che rispondeva al telefono dicendo “Oui bonjour“.
Tutti i digicode che ci siamo dovuti imparare a memoria e che non dimentichero’ mai, non perchè ci sia affezionata ma perchè la mia memoria funziona in modo strano e ricorda per anni cose inutili.
Il vento che quando soffia forte, è proprio forte.
La pioggia che batte sui balconi del nostro nido.
Queste ragazze a loro agio sui tacchi.
Facciamo una passeggiata?” A piedi andata e ritorno dal Marais alla Tour Eiffel.
Starnutire e dirsi salute da soli.
I Velib’ e le infinite e faticose salite.
Aperitivi. Tanti aperitivi.
La perle” e il ristorante indiano.
Le rosticcerie cinesi che non ti ispirano fiducia, ma costano poco.
Trovare un angolo di New York City .
Il succo di pomodoro e la panaché.
Gli italiani all’estero. Perchè anche se li prendiamo sempre in giro, sono italiani come noi e tra italiani ci si aiuta un sacco.
L’Île Saint Louis. Il posto più poetico della città.
E l’aria che respiri quando per le strade non c’è nessuno.

Parigi è “Remember” degli AIR.
Parigi è “La mer”, quella di Charles Trenet.
Parigi è “La mer”, anche quella di Trent Reznor.
Parigi è questo blog.

I ponti sulla Senna “Ma quanto bella è?“.

E poi non abbiamo più parlato, perchè non c’era nient’altro da dire.

Merci Paris.
Et à bientôt.

Paris je t’aime

Paris
11 mesi.

Cos’è Parigi?

Il gruppo di ragazzini, sempre diversi, che vedo ogni mattina in marina a Place des Vosges.
Il posto dove lavoro, dove siamo un’italiana, una giapponese una portoghese e un francese, eppure riusciamo a litigare senza problemi.
La linea 5 del métro: Bobigny-Place d’Italie. Arancione.
Il negozio di scarpe all’angolo, dove ci manca poco che mi metta a leccare la vetrina.
L’aria che esce dalle grate della métro e mi alza la gonna (proprio come Marilyn, un filino più goffa).
Le occhiaie, il sonno, tante scale.
Rendersi conto che quando c’è un matrimonio, anche qui suonano i clacson come pazzi.
Il barbone che staziona sempre vicino alla stessa statua e mi saluta ogni mattina e ogni sera.
L’altro barbone, quello che urla contro il suo amico immaginario.
Il palo della métro. Se solo potesse parlare.
Quando pensi di incontrare un sacco di personaggi famosi, e poi scopri che sono semplicemente dei sosia.
DepAntor: de, e, pe, e, en, te, o , er. Ripetuto alla nausea. E Madiski’ !
L’uomo delle pulizie che mi chiama Julia Roberts.
Il nostro ex vicino di casa che rispondeva al telefono dicendo “Oui bonjour“.
Tutti i digicode che ci siamo dovuti imparare a memoria e che non dimentichero’ mai, non perchè ci sia affezionata ma perchè la mia memoria funziona in modo strano e ricorda per anni cose inutili.
Il vento che quando soffia forte, è proprio forte.
La pioggia che batte sui balconi del nostro nido.
Queste ragazze a loro agio sui tacchi.
Facciamo una passeggiata?” A piedi andata e ritorno dal Marais alla Tour Eiffel.
Starnutire e dirsi salute da soli.
I Velib’ e le infinite e faticose salite.
Aperitivi. Tanti aperitivi.
La perle” e il ristorante indiano.
Le rosticcerie cinesi che non ti ispirano fiducia, ma costano poco.
Trovare un angolo di New York City .
Il succo di pomodoro e la panaché.
Gli italiani all’estero. Perchè anche se li prendiamo sempre in giro, sono italiani come noi e tra italiani ci si aiuta un sacco.
L’Île Saint Louis. Il posto più poetico della città.
E l’aria che respiri quando per le strade non c’è nessuno.

Parigi è “Remember” degli AIR.
Parigi è “La mer”, quella di Charles Trenet.
Parigi è “La mer”, anche quella di Trent Reznor.
Parigi è questo blog.

I ponti sulla Senna “Ma quanto bella è?“.

E poi non abbiamo più parlato, perchè non c’era nient’altro da dire.

Merci Paris.
Et à bientôt.