E ho sempre le tasche piene di sabbia.

Una delle cose belle di Barcellona è il mare. Se c’è brutto tempo, meglio.

C’è solo qualche ombra lontana che fa correre il cane e la sabbia è ancora abbastanza tiepida per affondarci i piedi.
Una delle cose più brutte di Barcellona è che la gente (autoctoni o no, questo non lo so) concepisce le strade come se fossero la fogna a cielo aperto di Bombay.
Meglio andare in spiaggia.
Una delle cose belle di Barcellona è che basta andare un paio di volte nello stesso bar, per diventare clienti abituali e avere il proprio cafè con leche ancora prima di ordinarlo. (naturalmente è un inconveniente in caso di gusti variabili. Ma chi ha il coraggio di protestare?)
La cosa più brutta di Barcellona è la gentaglia. Ceffi, che neanche i bravi di don Rodrigo, hanno invaso il Barrìo Gotico e si fanno gli affaracci loro alla luce del sole, importunano le donzelle e rovinano tutto ciò che è bello.
Una delle cose belle -anzi buone- di Barcellona è il pane col pomodoro (pan amb tomaquet). Semplice, buono e nutriente. La colazione dei campioni.
Una delle cose brutte di Barcellona è che la finestra di fronte alla nostra è a mezzo metro di distanza, e non so mai se salutare il vicino quando vado in terrazza. E’ imbarazzante anche non salutarsi però.
Le altre “cose” belle di Barcellona sono i Catalani, ma solo loro. Sono gentili, “nobili”, orgogliosi e avari come zio Paperone nel canto di Natale. Parlano sempre di ‘sto blaugrana, pretendono di conversare con me di Ronaldiño e Ibrahimovic, solo perché sono italiana. Ma che cavolo ne so io.
Ma gongolano quando uno straniero impara il català. O almeno ci prova.
Siamo 4-3, ma il mare vale di più.
Soprattutto andarci in questi giorni, col sole e una ventina di gradi, e divertirsi a guardare i turisti scandinavi che fanno il bagno ed escono dall’acqua cianotici.
Anzi, blaugrana.

E vissero felici e contenti

Nella classifica da me stilata sui posti più brutti da visitare a Barcellona, la Rambla si colloca indubbiamente in prima posizione.

Io altro non ci vedo che un marciapiede piuttosto sudicio, frequentato da imbroglioni di diversa foggia (che si occupano di amene attività che spaziano dal gioco delle tre carte alla vendita di trabiccoli fuori norma CE), spacciatori, brutte donne dalla dubbia reputazione e barboni di vario genere (ubriachi o molesti o entrambe le cose contemporaneamente).
I ristoranti sono macchine per fregare i turisti e propongono piatti tipici catalani cucinati dal provetto chef cingalese o sudcoreano. I loro menù cartonati con le foto anni’70 dai colori falsati e sgargianti, si impongono tra i passanti e non sono per nulla invitanti.
Tra i negozi potrete trovare squallide botteghe straripanti di magliette “I love BCN” o “Fuck me, I’m famous” e di orribili riproduzioni in ceramica di Sagrade Familie e donnine che ballano il flamenco.
Eppure sono tutti lì.
I turisti preferiscono mangiare una paella surgelata scaldata al microonde (pagandola una fortuna) o ancora peggio rifocillarsi nei numerosi McDonalds, piuttosto che addentrarsi nei vicoli del Ravàl o del Barrìo Gotico per gustare qualche ottima tapas a buon mercato.
Si vedono queste comitive di idioti in pantaloni corti, con gli zaini spalancati (e poi si lamentano che Barcellona è piena di ladri), pronti a farsi fotografare accanto a questa o quella statua vivente.
A proposito di statue viventi.
Non le ho nominate prima tra gli habitués della Rambla, proprio perchè ne volevo parlare separatamente. Loro sono la Rambla.
C’era una volta il comune di Barcellona che aveva deciso di regolamentare la loro attività con delle leggi severe e difficili da seguire.
I poveri menestrelli erano costretti a fabbricarsi da soli i costumi e lavoravano giorno e notte affinchè essi fossero originali e sufficientemente belli (e chi decideva? Maga Magò?). Ognuno di loro, inoltre, era imprigionato all’interno di un perimetro ben delimitato e invalicabile.
Nonostante le numerose difficoltà, quelli di loro che riuscirono a imporsi, acquisirono tanta notorietà, che la gente accorreva da regni lontani per vederli o per fare una fotografia.
Ad esempio, lui, ambiguo folletto dalla voce roca.
(Non so a voi, ma a me fa una paura incredibile.)
Per anni, le statue viventi hanno regnato in armonia, rispettandosi a vicenda, guadagnando un bel po’ di soldi e allietando (!? Con questa faccia?) le passeggiate dei turisti.

Ma un brutto giorno, un nemico malvagio sbarcò sulla Rambla, portando con sé discordia e sventura. Ad essere precisi, non si trattava di una persona sola, ma di un gruppo di perfidi imitatori senza scrupoli.
Per farla breve, oggi gli artisti di strada che da anni si fanno in quattro per cucirsi costumi innovativi e per tenere alta la tradizione, si trovano a fronteggiare dei personaggi tarocchi (per la maggior parte rumeni), che lavorano a ritmi sovrumani (si danno il cambio e sono disponibili 24/24h), propongono abbigliamento scadente (al pari dei vestiti di Carnevale che si compravano alla Standa) e spesso e volentieri infilano le mani nelle borse dei villeggianti.
Col risultato che la gente sta cominciando a detestare tutta la categoria.
E vissero felici e contenti.

Dura lex sed lex

A Barcellona,

-la multa per chi viene sorpreso a imbrattare muri è di 3000€;
-la multa per chi beve per strada da bottiglie e lattine è di 1500€;
-la multa per chi non riesce a trattenere la pipì e la fa contro una porta è di 300€;
-la multa per atti osceni in luogo pubblico è di 3200€.
…MA non è reato girare nudi.

PS: la foto è stata scattata un’ora fa. Va bene che fa caldino, ma è pur sempre il 5 novembre!!!

Power to the Holy Roman Empire

Lasciamo alla prossima puntata le nostre simpatiche avventure al ristorante indiano nel Raval, per intrattenervi con il racconto della nostra gita fuori porta a Tarragona, antico insediamento romano, nonchè amena località di mare, ad appena un’ora e mezza di treno da Barcellona.

In attesa alla Estaciò de França, come in un libro di Carlos Ruiz Zafòn, ci siamo stupiti ancora una volta nel constatare che i treni partono in orario ovunque, tranne che in Italia. Altra piacevole particolarità, il percorso si snoda su parte della Costa Brava, offrendo ai viaggiatori la possibilità di rilassarsi (e abbioccarsi) in contemplazione dell’acqua cristallina e dei candidi villaggi di pescatori.
Peccato solo che le señore in parte a noi abbiano deciso di fare colazione a pane e salame all’aglio alle 9 di mattina. Tonificante a tal punto che ci siamo dimenticati dell’euforia provata nello scoprire che i sedili dei treni possono essere composti a proprio piacimento. E’ impossibile da spiegare a parole, bisogna ammirarne dal vivo la semplice genialità.
Tarragona è un gioiellino. La città vecchia è composta da stradine acciottolate, piazze soleggiate e chiostri ombrosi. Una volta visitato il centro, spingetevi verso la costa, dove i nostri antichi romani hanno ben pensato di costruire un anfiteatro. Cosa c’è di meglio che vedere una tigre che sbrana un gladiatore, accompagnati dal dolce sciabordìo delle onde?
Se vi avanza tempo, comprate il biglietto cumulativo (solo 5€) che consente l’accesso a tutti i luoghi di interesse, comprese Villa Canal e Casa Castellarnau, l’ideale per fantasticare sulla vita dei nobili di un paio di secoli fa.
Ma basta parlare di cose serie (che potete leggere in qualsiasi guida del resto).
Veniamo al sodo.
A pranzo, abbiamo scelto un delizioso ristorantino in Plaça del Forum (il nome l’abbiamo naturalmente scordato, ma era l’unico) e qui, tra un pan amb tomaquet e un’oliva succosa, abbiamo osservato uno strano viavai.
Un gruppo di vecchietti aveva scelto di passare il tempo stazionando nei pressi di una panchina ai margini della piazza. E fin qui niente di male.
Il fatto è che a un certo punto, sono stati raggiunti da un baldo giovine che, dopo breve discussione, si è allontanato.
Improvvisamente, i vegliardi hanno cominciato a fumare e ridere, alzando la voce sempre di più, e facendoci captare sempre più insistentemente la parola porro e un inconfondibile odore di fumo.
Insomma, per farla breve, si stavano fumando una canna!!!
I vecchietti! Età media ottanta! In mezzo alla gente!
Altra particolarità di Tarragona è la massiccia presenza di gatti, grassi e setosi. Ovunque. Sono simpatici e invadenti e non si fanno problemi a sbucare di colpo da dietro una macchina per farvi spaventare. Vorrei ricordare in modo speciale il gatto Gianfranco, che ha sfidato l’ignoto solo per farsi accarezzare, gratificandomi con fusa che hanno fatto vibrare il pavimento.
Infine, attenzione alle persone che lavorano nei musei perchè hanno la fastidiosa tendenza a volervi organizzare la visita. Ora, parliamoci chiaro, non è che abbiano questi edifici sterminati, le cose da vedere sono pochette. Eppure, niente. Vi obbligano a fare come vogliono loro! E prima andate in questa sala, poi in quella…
Ma a noi sono piaciuti lo stesso perchè ci hanno ricordato qualcuno…