Vita da scrutatori/1

Dopo le elezioni, di fronte alle pagine di giornale piene di dichiarazioni di questo o quel politico, delle reazioni dei cittadini…io voglio parlare di alcuni strani individui che vivono il tutto dall’altra parte: gli scrutatori.

Gli scrutatori sono persone apparentemente normali che per due giorni sono costrette a rimanere sedute su microscopiche sedie per bambini di quarta elementare, timbrando e siglando qualsiasi cosa capiti loro sottomano.

Nella maggior parte dei casi non si sono mai visti prima, ma vengono catapultati in questo gigantesco appuntamento al buio che si chiama seggio e per due giorni convivono, senza vedere nessuno oltre gli altri cinque compagni di avventura.

Gli scrutatori, in genere, stringono una salda amicizia con i poliziotti incaricati di vegliare il buon andamento delle elezioni. Con i colleghi delle altre sezioni, per contro, si crea una sorta si concorrenza combattuta a suon di Come siete voi a percentuale? e E’ già passato il vigile per il fonogramma? (che poi che cavolo sarà ‘sto fonogramma…). Inoltre, i sacri presidenti di seggio rivaleggiano sui metodi di scrutinio, vantando trovate rivoluzionarie atte a dimezzare i tempi. Spie del nemico vengono inviate con l’obiettivo di trafugare le segrete tecniche.

Gli acerrimi nemici degli scrutatori sono i rappresentanti di lista, personaggi enigmatici meglio conosciuti come Guarda che quello è un rompic** e Digli che ci provi a contestarmi le schede nulle che lo prendo a calci in c**. I rappresentanti di lista cercano di indorare le loro infauste pillole offrendo caramelle e bibite di vario genere.

Uno scrutatore che si rispetti ha tre incubi: 1)la perdita delle matite copiative ministeriali (gira voce che siano previste punizioni corporali tremende); 2)il conteggio finale delle schede che deve tornare a qualsiasi costo (non sono previste opzioni; 3)il voto disgiunto.

L’idioma degli scrutatori è costituito di poche e semplice frasi, pronunciate meccanicamente e senza alcun coinvolgimento cerebrale. La signora può votare / Conosciuto, il documento non serve / Chi va a prendere i caffè? / Un attimo che le faccio il timbro / Certo che ho verificato se i conti tornano / Quanto manca?

Gli scrutatori verso la fine del loro mandato diventano incapaci di intendere e di volere: usano il timbro come arma contundente, fanno addizioni a caso, stringono amicizie vietate con i rappresentanti di lista e ridono di questo e tendono ad addormentarsi (soprattutto se hanno aperto il seggio alle 6.45).

Nella prossima puntata parleremo degli elettori.

Amarcord

il mio è verde però

Il mio garage è uno di quei luoghi di perdizione dove non bisogna entrare a meno che non si abbiano un paio d’ore da buttare via.

Io ho sfidato l’ignoto. Cercavo un libro, una raccolta di poesie, che ero sicura di aver sistemato in uno scatolone contrassegnato dalla dicitura giulia.

Mi sono seduta tra una lampada e un proiettore di diapositive e ho cominciato a tagliare nastro adesivo.

Sono tornata indietro nel tempo, diciamo una decina di anni fa, forse dodici. Un mondo di diari, braccialetti di perline, lettere, fotografie di feste e gite che non ricordavo di aver scattato, sigarette, promesse, biglietti, conchiglie e citazioni copiate da libri di poesia. E, come allora, ho sospirato e sorriso.

Il mio libro non l’ho trovato e sono riemersa dal garage coperta di polvere e nostalgia.

PS: …e con il mitico Game Boy!

PS2: chi si è mangiato la mia raccolta di Cesare Pavese?

Ogni maledetto lunedì

I Lunedì da queste parti sono momenti critici.

C’è una signora che arriva all’alba sferragliante di secchi e moci vileda e si mette a pulire le scale condominiali, cantando salmi religiosi.

C’è un cane -che casualità è proprio il mio- un cocker selezionato per essere particolarmente abbaiante e rompiscatole, che non tollera la provocazione e trascorre le tre ore successive con le bave alla bocca aumentando progressivamente il volume dei latrati.

C’è un’altra signora -che casualità è proprio mia mamma- che ha deciso che il lunedì mattina è il momento giusto per rivoltare la casa. La stessa signora -che casualità è famosa per essere fastidiosamente mattiniera e per avere un tono di voce penetrante, fa la maestra-  inizia verso le 6 a vibrare colpi di scopa sulle porte, a spostare mobili con una forza sovrumana e, soprattutto, spalanca tutte le finestre.

C’è un appartamento -che casualità è proprio il mio- che è disposto in modo strano e crea delle correnti d’aria degne della più potente delle gallerie del vento.

(Il cocker feroce non sopporta la vista della scopa, pertanto alterna i latrati a vigorose ringhiate contro la nemica di saggina)

C’è una persona -che casualità sono io- che non ha orari di lavoro rigidi e che, fortunatamente, di lunedì mattina non deve svegliarsi. In teoria. Forte di questa consapevolezza -e debole di memoria- quella persona (che casualmente sono io) va a dormire a orari imbarazzanti. Verso le 6, quella persona si sveglia improvvisamente, credendosi nel bel mezzo di un’irruzione della polizia e trascorre la prima parte della giornata in stato ipnotico cercando di ricostruire la propria identità.

Quando quella stessa persona -sono sempre io eh- riprende conoscenza, si trascina in cucina per bere un caffè, trova una figura simile a lei (che poi riconoscerà come il genitore cromosoma Y) e la signora genitrice che la bombarda di domande difficilissime e le ricorda impegni improrogabili che si dimentica 40 secondi dopo. Il cocker continua ad abbaiare.

Il tutto, in un clima rigido e ventoso, che ci ricorda tragicamente il destino dei soldati napoleonici in Russia.

Elezioni regionali dell’ovvietà

Ovvio. mi sembra che cio’ che dici e prometti sia ovvio.

Allora, perche’ non dire qualcosa di nuovo? perche’ non dire UNA cosa, ma detta bene, che susciti l’interesse di chi ti deve votare pur sapendo che non farei niente per lui/lei? perche’ non osare (non nel senso di gridare!) e dire qualcosa che possa stimolare le menti, far sognare?

Ho tolto il nome del candidato per “par condicio” e per non fare della pubblicita’ occulta. Certo, il verde che dilaga potrebbe far pensare, ma non e’ detto.

Parlano i fatti: la politica e’ sempre piu’ scadente e lontana dal cittadino. sicuramente lontana da me.

Quelli che non sanno come dirlo

Sto diventando un’insopportabile maestrina, me ne rendo conto. Anche acida probabilmente.

Però proprio non ce la faccio. Qualche giorno fa sono letteralmente inorridita quando ho letto che, agli ultimi esami per la professione forense della regione Puglia, molti aspiranti avvocati sono stati respinti.

Non perché non avevano studiato. No.

Per gli errori di ortografia.

Ora, io posso capire –non mi succede, ma lo posso concedere in via del tutto eccezionale– un congiuntivo sbagliato, una i in più o in meno da qualche parte.

E’ distrazione.

Ma scrivere habbiamo o correzzione o violenza delle norme o pluralia magistralis…questo no.

Dovrebbe essere considerato reato.

Vergoniatevi tuti cuanti!


Il prezzo della cultura

Forse non tutti sanno che nel tempo libero l’autrice di questo blog ha scritto un libro.

Ebbene, la suddetta ha avuto la pessima idea di inviare le sue sudate carte a una serie di case editrici più o meno conosciute, di cui naturalmente non nominerà le generalità, sia per evitare di essere denunziata, sia per evitare di screditare gli autori affiliati a tali strutture dalla dubbia professionalità.

Le case editrici si dividono in due tipi: quelle che accettano manoscritti via mail e quelle che richiedono il formato cartaceo.

Le prime, in 99 casi su 100, si dimostrano entusiaste del tuo lavoro e chiedono all’autore un piccolo contributo che varia da 1200 a 2500€.

Il problema è che ti rispondono dopo due giorni e tu ti chiedi come mai abbiano fatto a leggere il libro, formulare un giudizio e stendere un contratto in così poco tempo. A volte sbagliano anche a scrivere il titolo del libro ed è a quel punto che ti dai una risposta.

Poi fai un discorso serio con te stesso e ti convinci che in fin dei conti forse dicono la stessa cosa a tutti e che probabilmente, 1800€ alla mano, pubblicherebbero anche il mio cocker che intinge le zampe nell’inchiostro e stampa le variazioni dei suoi polpastrelli.

Ma non finisce qui. Quando rispondi che grazie mille della proposta ma non è proprio nella mia filosofia pagare per essere pubblicata loro sfoderano le armi segrete. Cara autrice, se sei così taccagna, ti facciamo una controproposta. Tu non paghi nulla, ma ci devi assicurare di vendere tot libri, altrimenti il libro non va proprio in stampa.

Per essere più chiari: io accetto, firmo un contratto ma devo rompere l’anima a parenti e amici i quali sono costretti a comprare il libro dal sito internet anticipando i soldi. E se non si raggiunge quel tot , il libro non va in stampa. E i soldi anticipati li rendono? NONONO. Vi mandano un altro libro con lo stesso prezzo.

Le altre case editrici, quelle che richiedono il manoscritto cartaceo, vi avvisano che ci sarà da aspettare un bel po’.

Nell’attesa, si sta seriamente pensando di andare in copisteria e regalare un po’ di copie in giro.