Inizia l’estate

Ufficialmente l’estate inizia il 21 giugno. Ufficialmente l’estate porta con se’ belle giornate, un sole meraviglioso, mare, montagna, voglia di divertirsi.

Ma com’e’ l’estate in una modesta citta’ immersa nella pianura padana, a pochi chilometri da Venezia, praticamente attaccata a Jesolo, Eraclea, Caorle ?

I locali sono deserti, o semi-deserti, perche’ la gente impazzisce e ogni week-end si mette in coda in automobile per andare a fare il bagno in una delle spiagge piu’ brutte del mondo (stime personali). La cosa simpatica e’ che poi le persone ti dicono: “scherzi? io faccio delle strade in mezzo ai campi (come se qui non fosse tutto un terreno agricolo dopo l’altro), e in 20 minuti sono in spiaggia!”. Ecco, non e’ vero, e anche fosse vero devi comunque scontrarti con orde di persone che con quegli infradito orrendi si muovono in modo disorganizzato per prendersi il posto piu’ vicino all’acqua. Dopo aver passato ore sotto il sole cocente, con una umidita’ pari al 72%, i bagnanti decidono di ritornare a casa, magari passando prima a prendere l’aperitivo nel solito bar della propria citta’, che fino a quel momento era diventata una cittadina persa tra i deserti texani. E cosi’, li vedi arrivare, ti inebriano con il profumo di crema (dipende che crema, quelle del LIDL non sono poi cosi’ profumate), ammiccano sensuali per farti notare l’abbronzatura (senza pensare che il giorno dopo ci sara’ il solito balletto del : non mi toccare, sono tutto bruciato), bevono uno spritz all’aperol che gli ricorda tanto il colore della loro pelle, e si mangiano un tramezzino, spargendo dei granelli di sabbia ovunque.

E il week-end successivo? la stessa identica cosa, per anni. Personalmente non sono amante del mare e delle spiagge , tantomeno quelle del litorale veneziano, pero’ mi perdo a vedere la gaiezza nei volti di coloro che hanno appena passato 6 ore sotto il sole, spendendo tempo e soldi, per diventare piu’ scuri e fare il bagno in un’acqua salata e sporca a dir poco (ecco la cosa che non capisco: diventare a tutti i costi piu’ scuri, abbronzarsi diventa il motivo di vita estivo, ed eventualmente d’inverno farsi delle lampade. Ma chi ha detto che BISOGNA abbronzarsi? se qualcuno di voi, me lo spieghi, grazie).  Forse mi perdo nelle loro movenze proprio perche’ io non sarei mai capace di trarre gioia dopo una giornata in spiaggia. Sono piu’ un tipo da piscina, privata magari, poca gente, tranquillita’; pero’ mi affascina il mondo di coloro che vanno in spiaggia, mi incuriosisce.

Ci sono 30 gradi oggi. E domani molta gente sara’ piu’ abbronzata del solito. Io no.

Aspettando l’inverno.

L’iPad attraversa intere generazioni


Questa foto l’ho scattata all’Apple Store sulla Fifth Avenue, New York.

E’ una foto che spiega un concetto semplicissimo, ma che trovo assolutamente interessante ed esaltante: il nuovo prodotto Apple, l’iPad, viene simultaneamente usato da due signore anziane e da una bambina.
A mio modo di vedere, questo significa creare un prodotto trasversale, portando le persone “pre-digitali” a digitalizzarsi, e le persone “digitali” a migliore l’esperienza di vivere una tecnologia.

New York, I love you but you’re bringing me down

Tutti conosciamo New York. Tutti l’amiamo, o pensiamo di amarla. E allora non mi soffermo a raccontare di questa citta’, perche’ non sono nessuno per farlo, perche’ (purtroppo) non ci vivo, e quindi non ho la presunzione di consigliare o meno posti, o di tirarmela perche’ ci sono stato qualche giorno. Ma posso dire cosa amo di questa citta’:

  • adoro quando piove in questa citta’. tutto continua, stessa frenesia, stessi sguardi. bagnati questa volta. e ripararmi in uno Starbucks.
  • amo alzarmi la mattina presto. e andare fuori. vedere le avenue ancora vuote. i baracchini aprirsi. gente che corre con il cane. gente che corre. gente che viaggia spedita con una caffe’ e una ciambella.
  • adoro le persone sempre gentili, pronte ad aiutarti.
  • adoro il casino della Broadway , e il silenzio della Avenue B di domenica.
  • adoro parlare con i commessi, amo il fatto di essere un non-americano in un paese che ti fa sentire americano a tutti gli effetti.
  • adoro i parchi, cercare rifugio in una panchina, rifugio dal chiasso e dal caldo.
  • amo gli scoiattoli che si siedono accanto a te, e condividere con loro dei pensieri.
  • adoro uscire a qualsiasi ora e trovare qualcosa da fare, qualcosa da mangiare, un supermercato aperto 24 ore su 24.
  • amo prendere i taxi gialli e parlare con il pachistano di turno, o l’indiano.
  • amo stare in un appartamento nell’East Village.
  • amo essere invisibile. nessuno ti conosce. non vedere sempre le stesse facce. non sentirti giudicato.
  • adoro bere una birra presa in un deli marcissimo.
  • adoro il tipo degli hot dog che per 1$ mi presenta un hot dog che piu’ unto non si puo’.
  • mi emoziona sedermi nella chiesa di St. Paul e percepire anche solo l’1% di quello che devono aver passato l’11 settembre 2001.
  • adoro il mio nome sbagliato nei bicchieri di Starbucks.
  • amo camminare su e giu’ per Manhattan, cambiando avenue e perdermi.

Ci sono cose che odio di NYC? puo’ essere. ma ora non me ne vengono in mente. E pensare che ci sono posti che mi fanno venire in mente solo cose negative.

New York I love you, but you’re freaking me out. New York I love you, but you’re bringing me down.

Tetradotossina

Avvertenza: questa è pura pubblicità autoreferenziale.

Mi ero già pavoneggiata qui di essere stata selezionata tra gli scrittori vincitori del concorso “Unico indizio: il pesce rosso”, organizzato dalla casa editrice Damster. Ma non finisce qui. La vanità si è impossessata di me.

Dopo la presentazione ufficiale del libro che si è svolta a Modena un paio di settimane fa, i ragazzi di Radio San Donà hanno deciso di continuare a nutrire il mio ego smisurato (che sta seriamente prendendo il sopravvento) invitandomi alla trasmisssione “Overbooking” per parlare un po’ del mio racconto “Tetradotossina” (un titolo che più che un titolo è una maledizione).

Se avete voglia di ascoltare la mia gemella malvagia affetta da logorrea che ciarla amabilmente per quaranta minuti, potete scaricare la puntata o ascoltarvi il podcast seguendo i link presenti nel blog della trasmissione (dal quale tra l’altro ho rubato spudoratamente la foto qui sopra).

Grazie a Matteo, Alvise e Daniele per aver contribuito a creare un mostro, a Nicola per le foto (in particolare questa sottratta) e vorrei salutare tutti quelli che mi conoscono.

With the feet (esposizione pubblica dei piedi)

Formalmente mancano 20 giorni all’inizio dell’estate, ma le belle giornate iniziano ad allietarci. Il caldo, soprattutto in zone come le nostre con 95% di umidita’, e’ difficile da sopportare. Ed ecco allora che puntualmente le persone decidono di scoprirsi i piedi.

La domanda mi sorge spontanea: perche’? perche’ mostrare il piede a tutti? perche’ gli altri devono subirsi questo arto che spesso si insinua ovunque, toccando sedili dei treni, sedie nella terrazza dove stai prendendo l’aperitivo? perche’ mostrare l’alluce sproporzionato o il terzo dito di una lunghezza imbarazzante? perche’ mostrare le unghie quando ognuno ha gia’ le sue 5 paia (se non contiamo altre 5 delle mani)? Piede torto, piede cavo, piede piatto…perche’ non lasciarlo dentro una comoda scarpa?

Con il caldo, i sandali diventano padroni dei nostri marciapiedi. Il problema e’ che il 95% delle persone che porta i sandali ha dei piedi orrendi, non curati, e soprattuto non ha assolutamente gusto nella scelta del sandalo da indossare. Certo, negli ipermercati te li tirano dietro (non i piedi eh, i sandali): 2 euro per tre paia. A parte crearti dopo due giorni dei dolori cervicali che hai avuto solo quando l’infermiera ti ha appeso a testa in giu’ una volta uscito dalla pancia della mamma, sono calzature orrende.

E allora, mostrate altro, ma non i piedi a tutti i costi, pensando anche di essere eleganti con degli infradito borchiati o dei sandali color seppia con cinghie dorate. Se siete retifisti, nessun problema: siatelo a casa vostra. Idem, se praticate il tickling.

Come dice il detto: il piede e’ bello, quando dura poco.