Vada a bordo, cazzo!

Avete letto il titolo di questo post e già sapete di cosa parlerò…che banalità, vero? Proprio l’argomento che in questi giorni è sulla bocca di tutti. Il capitano della nave inabissata nelle acque toscane che dialoga al telefono con il comandante nel porto di Livorno, lo sdegno di fronte al comportamento vigliacco (e anche un poco puttaniere a quanto sembra dalle ultime notizie) e all’incuranza nei confronti delle vite umane che si stavano spegnendo dietro alla scia della scialuppa. Il capitano è scappato, mettendosi al sicuro, invece di affondare con la sua nave, come da tradizione.

Lo state pensando? Bene. Come sempre, vi sbagliate.

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Odio tutti: la fotografia

Quando si decide di aprire un blog, a volte si rischia di rimanere a corto di argomenti e di lasciar arenare il povero diario virtuale come si faceva al liceo con la Smemoranda, piena di scritte e citazioni fino al 3 di novembre e poi abbandonata a se stessa in compagnia di tristi appunti sulla versione di di greco da fare per la prima ora del venerdì.

Ecco perché ho deciso di parlare di libri: leggo molto anche se ho poco tempo e, sebbene odi con tutto il cuore prestarne, sono sempre prodiga di consigli letterari.
Ma è arrivata l’ora di introdurvi il secondo argomento che permetterà a questo blog di vivere per sempre, nutrito da una fonte ricca ed inesauribile.
Voglio parlarvi delle cose che mi fanno incazzare.

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Desideri non irrealizzabili

Periodo di buoni propositi.

Ci sono i buoni propositi recidivi, come smettere di fumare e iniziare un corso in palestra, ci sono quelli vani, come essere meno furibondi il lunedì mattina e non dire le parolacce, ci sono quelli di facile esecuzione, come togliersi lo smalto quando è ridotto a brandelli sulle unghie, e infine ci sono quelli che non sono veri buoni propositi bensì un mantra ripetuto all’infinito e valido ogni giorno.

Poi ci sono i desideri non irrealizzabili.

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Manola (M. Mazzantini)

I libri di Margaret Mazzantini, generalmente, diventano delle bellissime trasposizioni cinematografiche o teatrali quasi sempre dirette -o recitate- da Sergio Castellitto, che oltre ad essere un bravissimo attore- è anche suo marito.

E’ sempre meglio il libro ma entrambi sono molto bravi e il risultato mi ha sempre lasciata piuttosto soddisfatta. Il matrimonio artistico non sfocia nella tragicità Benigni-Braschi, per intenderci. E per fortuna, perché non sopporterei di veder rovinare delle pagine tanto belle.

In “Manola”, non c’è nessun personaggio maschile adatto a Castellitto, anzi praticamente non ci sono personaggi maschili (Castellitto è comunque regista della trasposizione teatrale) e io non ho ancora capito se il libro mi è piaciuto oppure no.

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