Una sciarpetta.

Forse non tutti sanno che, come Celentano, ho paura di volare.
Una volta era un terrore tremendo di morire da un momento all’altro, adesso è solo una leggera inquietudine di fondo. Faccio parte di quella categoria di persone che non vola volentieri perché non sa che cosa succede dietro le quinte. Io vorrei vedere il pilota, vorrei che parlasse di più, vorrei che dicesse più spesso che cosa fa e com’è il tempo. Mi piacerebbe che tutti i voli, anche quelli negli aerei sfigati, avessero uno schermo che mostra la rotta e che dice a che punto siamo e quanto manca. Così mi sentirei molto più tranquilla.

Read more

“Perché noi ‘teniamo botta’, e vogliamo ricostruire” Nuok loves Summer

È ora di riportare il mio blog a parlare di cose belle e interessanti e sono davvero felice di scrivere questo post.
Grazie a Nuok, ho avuto la possibilità di partecipare ad una bellissima iniziativa dedicata ai terremotati dell’Emilia.
Sono davvero fiera e orgogliosa di presentarvi il nostro primo ebook! 
Ecco di che cosa si tratta…mi raccomando, partecipate numerosissimi!!!

Per l’estate abbiamo pensato di pubblicare un ebook da regalare ai nostri lettori: un  pdf da scaricare gratuitamente, nel quale i redattori – di oggi e di ieri – consigliano il  meglio delle città in cui vivono, secondo le categorie del magazine.
Mentre preparavamo la nostra pubblicazione, è avvenuto il terremoto in Emilia, e anche noi – come il resto degli italiani – ci siamo chiesti cosa potevamo fare. E ci siamo risposti che forse l’ebook poteva essere un mezzo per dare una mano.
Ne abbiamo parlato con Samantha, nostra redattrice storica che vive a Finale Emilia, uno degli epicentri delle scosse, e su suo suggerimento abbiamo deciso di fornire sull’ebook il conto corrente del suo Comune, chiedendo ai nostri lettori – a voi – di
dare un contributo. Siamo fiduciosi che sarete in tanti a raccogliere il nostro invito.

Ed ecco il racconto sconvolgente di Samantha, che il terremoto l’ha vissuto in prima persona.

Quando la terra ha tremato alle 4:03 e 53 secondi il 20 maggio scorso, abbiamo perso ogni punto di riferimento. Il terremoto ci ha colto nel sonno, inermi e spaventati, impreparati ad affrontare un evento di questa portata.
Oltre alle perdite umane, che aumentavano con il ripetersi delle scosse più forti del 29 Maggio e 3 Giugno successivi, molti di noi hanno perso casa, lavoro e i riferimenti storici che incarnano da sempre l’identità dei posti in cui siamo cresciuti. Non sappiamo per quanto tempo la terra continuerà a tremare e non sappiamo quanto di quello che abbiamo perduto potrà essere recuperato.
Quello che sappiamo, però, è che dobbiamo fare tesoro delle esperienze di chi attraverso questa tragedia ci è passato prima di noi, e non lasciare che si commettano gli stessi errori.
Ad oggi, i comuni colpiti dal sisma non hanno ricevuto NESSUNO degli aiuti promessi dallo stato, e stanno affrontando la messa in sicurezza del paese e gli aiuti agli sfollati grazie al denaro nelle loro casse e alla solidarietà delle persone che si danno da fare
per raccogliere beni di prima necessità. Persone come me, come voi.
E allora sono qui per chiedervi un contributo diretto ai comuni colpiti, tra i quali il mio, Finale Emilia, per far sì che le risorse per la ricostruzione arrivino direttamente dove sono necessarie SENZA INTERMEDIARI.
Perché noi ‘teniamo botta’, e vogliamo ricostruire.
Bastano anche solo 10 euro, un piccolo contributo che può aiutare Finale Emilia a rialzarsi, a ricostruire quello che è crollato dentro e fuori di noi.
Bonifico Bancario al Comune di Finale Emilia
IBAN IT82E0611566750000000133314
SWIFT: CRCEIT2C

Per scaricare il nostro ebook gratuito vi basterà cliccare qui. Se avete problemi tecnici, mandateci una mail a touch@nuok.it – saremo lieti di aiutarvi.

La mia risposta al Sindaco Francesca Zaccariotto

Ricevo e pubblico:

Risponderò qui alle offese che il Sindaco di San Donà di Piave mi ha rivolto, perché non ho un profilo Facebook e comunque non lo ritengo un mezzo adatto a discutere. Invito il Sindaco a fare altrettanto (altrimenti è probabile che io non legga mai quello che si scrive su di me, se non grazie alle segnalazioni che mi arrivano)

Cominciamo dal principio e andiamo per punti.

Il Sindaco mi accusa di essere “misera” e “ignava” perché mi vergogno del paese in cui sono nata. NO, non l’ho mai detto. Non mi vergogno di San Donà di Piave, mi vergogno delle persone che la amministrano (e che comunque io non ho votato) e da oggi mi vergogno ancora di più.

Sinceramente, sono rimasta piuttosto perplessa quando ho letto il secondo aggettivo: ignava?
Secondo Dante Alighieri, gli ignavi sono coloro che nella loro vita non hanno mai manifestato le proprie idee, adagiandosi nell’opinione comune. Forse la mia miseria intellettuale mi fa interpretare male, tuttavia sono ragionevolmente sicura che il Sindaco non intendesse usare “ignava” con questa accezione.
Secondo la tradizione cristiana dei sette peccati capitali, invece, ignavo è il pigro privo di ambizioni.
Infine, stando all’etimologia greca del termine “accidia” (sinonimo di ignavia), si indica “lo stato inerte della mancanza di dolore e cura, l’indifferenza e quindi la tristezza e la malinconia.” (fonte: Wikipedia)

Sono confusa.
Se il Sindaco ha trovato un ulteriore significato del termine, sarò contenta di apprenderlo, da misera meschina e…ignava, naturalmente.

Se invece si riferiva al fatto che ho pubblicato il volantino mettendo le mani avanti e discostandomi dal contenuto…beh, mi spiego subito: dato che ho letto sui giornali che una blogger è stata querelata dallo stesso Sindaco per dei commenti scritti e approvati nel suo blog e che io non ho né i soldi né il tempo di pagarmi un avvocato (né qualcuno che me lo paghi), sono stata costretta a farlo.
Tutto qua.
Inoltre, è vero: io non so se quello che c’è scritto corrisponda alla realtà oppure no, ma l’ho ricevuto e mi è sembrato importante che venisse diffuso.
Non ho scritto la mia opinione perché, a differenza del Sindaco, io non offendo pubblicamente le persone accusandole di “miseria” e “bassezza” (e com’era? Ah sì, IGNAVIA) e soprattutto, sempre per la mancanza di risorse, non mi metto a querelare a destra e a manca chi la pensa diversamente da me. Se poi l’opinione discordante è un’OFFESA PUBBLICA supportata da falsità, i termini per la querela ci sarebbero in abbondanza, ma questo è un altro discorso.

Ma andiamo avanti.
“Mi chiedo a che livello di bassezza si giunge (si giungA, sindaco, è congiuntivo) pur di conquistare uno spazio di visibilità”.
Sì, me lo chiedo anch’io. Mi creda, Sindaco, preferisco di gran lunga aver fatto felice una MADRE (visto che lei usa lo stampatello, lo uso anch’io) anche se di quel libro avessi venduto solo una copia, solo per aver parlato di una vicenda che per quarant’anni è stata DIMENTICATA.

(tra parentesi…se il mio obiettivo fosse raggiungere visibilità a San Donà, allora sì mi si potrebbe accusare di ignavia)

Io non mi abbasso a tirare in mezzo la famiglia di Mario Rorato per fare leva su un sentimento comune (che Lei, sindaco, per prima non ha avuto nei confronti di questa storia) ma le assicuro che il libro è stato scritto in accordo con la MADRE e la famiglia.

E, in ogni caso, anche se fosse stata solo una mia iniziativa, Lei vuole dirmi che quando io ho consegnato il manoscritto all’Assessore alla Cultura, questo manoscritto non è stato letto? Oppure è stato approvato e stampato contro la volontà del Comune?
E come mai Lei, Sindaco, ha addirittura scritto una prefazione nonostante fosse così sconvolta dalla “storia horror” che io stavo raccontando?

Le assicuro, inoltre, che non solo io, ma tutte le persone presenti in sala durante la presentazione, si sono accorte del suo atteggiamento. Non chiedevo un “pubblico adorante”, non ne ho certo bisogno, ma neanche la strafottenza di scrivere messaggi con il cellulare mentre altre persone stavano parlando di un episodio tanto grave, e mentre la MADRE era in prima fila. (senza considerare la cafonaggine finale di andarsene a brindare senza neanche salutare e/o invitarmi…e mi creda, Sindaco, se ne sono accorti e indignati TUTTI)

Andiamo avanti: leggo con molto dispiacere il Suo augurio “Non so quante copie abbia venduto, mi auguro e immagino poche”.
Dispiacere perché, come Lei ben saprà dato che è stata una vostra decisione, i proventi del libro (tranne una percentuale -che ora non ricordo- destinata alla libreria Manzoni) sono stati destinati al Telefono Azzurro e non certo a me!

Neanch’io so quante copie sono state vendute e non so quanti soldi siano stati versati all’ente. Sono comunque orgogliosa che grazie al mio lavoro (che al contrario di quanto Lei pensa non è stato dettato da “vanità intellettuale” di una persona priva di umanità e scrupoli quale io sono) siano stati aiutati dei bambini bisognosi.

E sono ancora più orgogliosa del fatto che la storia di Mario, anche se dopo tanto tempo, sia stata ricordata. 

Certo, avrei preferito un’azione meno plateale ed avrei voluto che i proventi venissero utilizzati per sistemare il famoso monumento a Marietto Rorato, monumento che versa in uno stato di pietoso abbandono e che constrasta terribilmente con il resto del parco fluviale, ma si è deciso diversamente.
Forse anche questo avrebbe contribuito a “riacutizzare il dolore” della famiglia? 

Caro Sindaco, Lei non mi conosce e si permette di darmi della persona “misera”  e “bassa” (e ignava, dimenticavo), si permette inoltre di asserire che i commenti al mio libro sono stati tutti negativi, cosa assolutamente non vera.

Io non faccio come Lei e non la offendo pubblicamente.
Quello che Le dico, da giovane cittadina sandonatese, è che sono profondamente amareggiata: ho raccontato un episodio che mi ha fatto perdere fiducia nella mia città e nei suoi governanti, nonostante questo ho comunque ribadito la mia gratitudine per il fatto di aver finanziato il mio libro (non perché sono ignava ma perché sono educata)…e questo è il risultato??
Una serie di offese, di accuse non fondate e di falsi moralismi? 

Ora sì che mi vergogno. Non di essere Sandonatese, ma di essere rappresentata da una persona come Lei. 

Concludo con questo commento. Sarò anche misera e meschina, ma le persone che contano hanno apprezzato il mio lavoro.