Apre il sexy shop: dure (e)reazioni

Insomma, per farla breve, prima mia mamma mi ha chiesto perché “odio il mio paese”. Lasciando perdere la terminologia esagerata (“odiare”…mamma, che parolone), io le ho risposto: “Mamma, non è che odio San Donà, odio la gente che me l’ha fatta odiare”.

Fatalità, dopo 20 minuti, leggo in Facebook questa notizia:

 

No, non quella degli autobus…anche se ce ne sarebbe ben da discutere.
Avete letto bene in basso?
“Non posso vietare il sexy shop” Primo cittadino impotente.

A parte l’acuto gioco di parole sull’impotenza del sindaco (che comunque è una donna), sorrido e rabbrividisco allo stesso tempo di fronte alla triste ipocrisia dei miei concittadini (eccoli lì quelli che mi hanno fatto odiare San Donà), che davanti ad innocui falli di gomma scuotono la testa…poi però magari vanno a puttane. Gli stessi che hanno fatto una crociata contro la macchinetta dei preservativi al liceo, per intenderci. (com’è finita poi?)

Io vivo in un paese, la Germania, dove grazie al cielo la prostituzione è legale e legalizzata, dove le coppie omosessuali non sono emarginate dai benpensanti, e dove i vibratori si trovano in farmacia, tra i lubrificanti e i detergenti intimi (e costano anche relativamente poco).
(questa è una foto che ho fatto ieri in una farmacia di Alexander Platz)

 

Vorrei dire infine ai miei concittadini moralizzatori, anche se sono certa che ne sono i principali fruitori altrimenti non si spiegherebbe questo codone di paglia, che i filmati porno si trovano comodamente e gratuitamente online da molti anni, che guardarli è totalmente legale e che ne esiste un’infinita gamma di genere, colore, misura, razza e modalità.

Senza bisogno di un sexy shop.

Evitate quindi i moralismi, non vi crede nessuno.

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