Arizona – “Il bar delle grandi speranze” (JR Moehringer)

Lo so. Questo libro è ambientato in Arizona solo per una minima parte. Il bar (“Dickens” prima e “Publicans” poi) si trova a Manhasset (Long Island, stato di New York…sì proprio quello de “Il Grande Gatsby”), JR si laurea a Yale (New Haven, Connecticut) ma questo libro mi è piaciuto così tanto che l’ho messo in Arizona per potervene parlare lo stesso. [Sì, lo so che avrei potuto farlo comunque, ma sono così presa da questo coast to coast che mi sembrava obbligatorio trovare un posto anche per lui] Quindi, eccoci.

Prima di proporvi, come d’abitudine, le frasi sottolineate, volevo però spiegarvi perché sono rimasta così colpita dalle parole di Moehringer.
Perché mi sono identificata tantissimo nella sua storia (a parte Yale e a parte il suo successo mondiale come giornalista e scrittore, ovviamente) JR (e la storia di questo nome senza punti vi farà sorridere quando leggerete il libro), vuole fare l’avvocato, poi il giornalista, poi lo scrittore.
Rinuncia presto alla prima carriera, idealizzata per un sogno infantile più che per una reale inclinazione, e inizia a concentrarsi sul resto. (è successo anche a me quando volevo fare l’ambasciatrice e studiavo relazioni internazionali. Il solo pensiero, adesso, mi fa morire dal ridere)
JR, per un certo periodo, lavora in una libreria…suona familiare?

Ma non è in queste piccole coincidenze che mi ci rivedo.
Alla fine, chi non ha scelto l’università sull’onda del momento, senza sapere bene che cosa fare della propria vita?
Personalmente, ero intrigata dalla carriera diplomatica senza neanche sapere bene che cosa fosse. Dovevo andare all’università (Errore. Perché ci si deve sentire obbligati?) e dovevo scegliere qualcosa in fretta. E vabè.
Quello che, in particolare, mi ha colpito de “Il bar delle grandi speranze” è stato vivere assieme a JR le botte sul naso prese durante i tentativi (vani, nel mio caso) di diventare un giornalista.
Le delusioni, quando sei entusiasta e ti fai in quattro per raggiungere un obiettivo, pesano di più e fanno più male. Qualcuno di voi potrebbe obiettare, dicendo che aiutano anche a crescere e a farsi le ossa. Certo, rispondo io. Quello che non fa crescere, però, è quando queste delusioni vengono provocate perché, fondamentalmente, c’è poca considerazione per chi è giovane e ci sta provando. Quasi per dispetto, per intenderci. “Perché devi imparare che è così che funziona il mondo”.

Ho letto con apprensione e sconforto l’esperienza di JR e la promessa non mantenuta di un posto da reporter alla fine del suo stage al New York Times…è stato come se questo torto fosse stato fatto a me! Sono rimasta così delusa per lui, mi sono sentita così triste e mi sono così immedesimata (forse perché l’ho vissuto anch’io?), che mi è venuta voglia di andare a litigare con il caporedattore che l’aveva illuso e per il quale lui aveva un’ammirazione sconfinata.

Che cosa impari, comunque, alla fine di questo libro? Che non devi perdere tempo con chi non apprezza il tuo lavoro e che, dopo una caduta, devi rialzarti subito e aggiustare la tua direzione, cambiandola se necessario. E, se possibile, che devi interrompere ogni rapporto con chi ti ha trattato male, cogliendo, appena possibile, l’occasione di mandarlo aff***.
Quella è una soddisfazione che ti ripaga di ogni fatica.

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“Quando un cactus comincia a inclinarsi da una parte,” disse “fa crescere un braccio dall’altro lato, per raddrizzarsi. Poi, quando tende a piegarsi da quel lato, fa crescere un braccio dalla parte opposta e così via. Ecco perché li vedi anche con diciotto bracci. Un cactus tenta continuamente di star su dritto. Una cosa che cerca così disperatamente di mantenere l’equilibrio merita ammirazione.”

“Ogni libro è un miracolo” diceva Bill. “Ogni libro rappresenta un momento in cui una persona in silenzio -e quel silenzio è parte del miracolo ricorda- cerca di raccontare a tutti noi una storia.” Bud poteva parlare senza sosta della speranza dei libri, della promessa dei libri. Diceva che non era un caso se un libro si apriva proprio come una porta. Inoltre, diceva, intuendo una delle mie nevrosi, potevo usare i libri per mettere ordine nel caos.

Misi in tasca il suo elenco [di compositori e cantanti] e lo conservai per anni, perché era una ricetta commovente e sincera per migliorare se stessi.

“Devi fare tutto quello che ti spaventa JR. Tutto. Non parlo di cose che mettono a rischio la tua vita, ma tutto il resto. Pensa alla paura, decidi subito come affronterai la paura, perché la paura sarà il problema più importante della tua vita, te l’assicuro. La paura sarà il motore di ogni tuo successo, la radice di tutti i tuoi fallimenti, e il dilemma di tutte le storie che ti racconterai su te stesso. E qual è l’unica possibilità che hai di battere la paura? Seguirla. Andarle dietro. Non considerare la paura come il cattivo della storia. Pensala come la tua guida, il tuo pioniere, il tuo Natty Bumppo.”

Tutti eravamo stati feriti da qualcosa o qualcuno, e per questo eravamo venuti al Publicans, perché l’infelicità ama la compagnia, ma ciò che desidera veramente è la folla. Screen Shot 2014-07-14 at 11.52.45 AM  

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  • Devo leggerlo! Lo cerco in inglese 😉

  • Arianna

    Ciao Giulia,
    grazie per aver citato questo libro su Facebook!
    E´uno dei libri piú belli letti ultimamente e soprattuto era quello che mi ci voleva in questo periodo 🙂

    saluti
    Arianna

  • Claudia

    ….carriera diplomatica? Scienze Politiche? Giornalismo? …..stai parlando delle mie aspirazioni di ventenne buttate nel wc!! Ora, a 42 primavere suonate, anche a me fanno ridere. Per i primi 5”. Poi mi inkazz con chi – sì, effettivamente è successo anche a me- mi rise in faccia, gente che ti sfrutta soltanto.
    Mh, dev’essere bello il libro, ma non sono sicura che reggerei l’urto, non ancora! 🙂

  • Incuriosità, ho cominciato a leggerlo: mi sta piacendo un sacco!
    Ti seguo da un po’ e mi piaci un sacco come scrivi e quello di cui scrivi. Brava, assai.
    cari saluti

    Antonella

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