E il naufragar m’è dolce in questo mare

Le Marche. Se devo essere sincera, a parte l’ermo colle del giovane Leopardi (sapevate che il suo vero nome era Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi? Adesso capisco molte cose, poveretto.) e i vaghi racconti sulle lontane origini marchigiane della famiglia di mia nonna (orgogliosamente imparentata col tenore Beniamino Gigli), non ne sapevo praticamente nulla.

Dato poi che il mio senso dell’orientamento è meno che approssimativo, neanche ero tanto sicura della precisa collocazione.

Come rifiutare quindi un invito per un weekend di mare sulla splendida riviera del Conero? Appunto. Via, quindi! Destinazione Sirolo, in provincia di Ancona. E che bella sorpresa!

Partiamo dalla cosa più importante: il colore. Decisamente giallo, un bel giallo canarino.

Prima di tutto bisogna dire che a Sirolo se si esce a mezzanotte si va indiscutibilmente a mangiare un croissant caldo al bar Jolly. E su questo non ci piove.

Per andare in spiaggia, bisogna scendere di un centinaio di metri immersi nella natura e quando si arriva, lo spettacolo è meraviglioso: acqua azzurra, pesci di tutti i tipi, ristoranti tipici (sì, proprio sulla spiaggia), gente che si tuffa dalle scogliere come fosse niente e cani che si divertono con tutti gli altri.

A fine giornata, quando dal litorale ti sei dovuto spostare sul molo perché il sole sta tramontando dietro la montagna, e sai che stai per risalirla quella montagna, e in infradito…è tutto un po’ meno meraviglioso. Soprattutto se hai un’amica psicopatica che corre e si arrampica come una capra. Ma una volta arrivati in cima, il pensiero di una bella cenetta in terrazza e di una passeggiata per i vicoli medievali della città (mojito alla mano) ripaga assolutamente ogni fatica.

Ma arriviamo al pezzo forte: la notte bianca di Sirolo! Avete presente una città -tutta!- in festa fino alle 5 del mattino (mojito alla mano), bambini compresi? Una piazza in delirio (mojito alla mano) per un concerto dei Gipsy Kings (che, come ho avuto modo di precisare, non devono aver avuto mai un pubblico così caldo e numeroso) che urla “Otra vez! Otra vez!”, ragazze che ballano (mojito alla mano) senza scarpe sulle sedie, gente che lancia acqua (mojito alla mano) mista a ghiaccio tra la folla e non viene uccisa?

WOW!

Potete immaginare l’immancabile croissant caldo, baracchini lasciati incustoditi e gente che si serve da bere da sola?

Io credo che anche il buon Taldegardo si sarebbe sciolto un po’.

High five per Sirolo, per i Sirolesi (che non sono Tirolesi) ospitali e un po’ matti (si tuffano dalle scogliere!), per il Whisky che prima sa di benzina, poi viene diluito con acqua brillante e sa di ferrovia, per le patate fritte di quel ristorante sul lungomare, per me che mi sono persa prima in acqua e poi sulla spiaggia in venti minuti, per le chiavi sotto il tappeto, per i nostri cappelli da dive, per la mostra dei rettili a Numana e la successiva coppa azzurra, e per l’accento marchigiano che ho cercato di imitare per tutta la vacanza!

E per Taldegardo di Sales, of course!

PS: se sulla strada di ritorno deciderete di fermarvi in un autogrill, non fatelo a Rubicone Ovest, immediatamente ribattezzato il più brutto d’Italia. Pieno di mosche, con i cessi chimici in una specie di container esterno e frequentato da comitive di mariselaurito urlanti “CHIDDU E’ LLORDO!!!” , “CI STA LA BBOMBAA!!”, e con dei fastidiosi muretti a delimitare i parcheggi. Siete avvisati.

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  • graziano

    Mi hai fatto ridere come al solito!
    Ti devo fare però un appunto: le lontane origine marchigiane di tua nonna non sono poi così lontane.. il nonno subacqueo era suo papà..
    Seconda cosa: il mojito è un’istituzione del luogo? Viene prescritto dal medico di base?
    Bacioni