E vissero felici e contenti

Nella classifica da me stilata sui posti più brutti da visitare a Barcellona, la Rambla si colloca indubbiamente in prima posizione.

Io altro non ci vedo che un marciapiede piuttosto sudicio, frequentato da imbroglioni di diversa foggia (che si occupano di amene attività che spaziano dal gioco delle tre carte alla vendita di trabiccoli fuori norma CE), spacciatori, brutte donne dalla dubbia reputazione e barboni di vario genere (ubriachi o molesti o entrambe le cose contemporaneamente).
I ristoranti sono macchine per fregare i turisti e propongono piatti tipici catalani cucinati dal provetto chef cingalese o sudcoreano. I loro menù cartonati con le foto anni’70 dai colori falsati e sgargianti, si impongono tra i passanti e non sono per nulla invitanti.
Tra i negozi potrete trovare squallide botteghe straripanti di magliette “I love BCN” o “Fuck me, I’m famous” e di orribili riproduzioni in ceramica di Sagrade Familie e donnine che ballano il flamenco.
Eppure sono tutti lì.
I turisti preferiscono mangiare una paella surgelata scaldata al microonde (pagandola una fortuna) o ancora peggio rifocillarsi nei numerosi McDonalds, piuttosto che addentrarsi nei vicoli del Ravàl o del Barrìo Gotico per gustare qualche ottima tapas a buon mercato.
Si vedono queste comitive di idioti in pantaloni corti, con gli zaini spalancati (e poi si lamentano che Barcellona è piena di ladri), pronti a farsi fotografare accanto a questa o quella statua vivente.
A proposito di statue viventi.
Non le ho nominate prima tra gli habitués della Rambla, proprio perchè ne volevo parlare separatamente. Loro sono la Rambla.
C’era una volta il comune di Barcellona che aveva deciso di regolamentare la loro attività con delle leggi severe e difficili da seguire.
I poveri menestrelli erano costretti a fabbricarsi da soli i costumi e lavoravano giorno e notte affinchè essi fossero originali e sufficientemente belli (e chi decideva? Maga Magò?). Ognuno di loro, inoltre, era imprigionato all’interno di un perimetro ben delimitato e invalicabile.
Nonostante le numerose difficoltà, quelli di loro che riuscirono a imporsi, acquisirono tanta notorietà, che la gente accorreva da regni lontani per vederli o per fare una fotografia.
Ad esempio, lui, ambiguo folletto dalla voce roca.
(Non so a voi, ma a me fa una paura incredibile.)
Per anni, le statue viventi hanno regnato in armonia, rispettandosi a vicenda, guadagnando un bel po’ di soldi e allietando (!? Con questa faccia?) le passeggiate dei turisti.

Ma un brutto giorno, un nemico malvagio sbarcò sulla Rambla, portando con sé discordia e sventura. Ad essere precisi, non si trattava di una persona sola, ma di un gruppo di perfidi imitatori senza scrupoli.
Per farla breve, oggi gli artisti di strada che da anni si fanno in quattro per cucirsi costumi innovativi e per tenere alta la tradizione, si trovano a fronteggiare dei personaggi tarocchi (per la maggior parte rumeni), che lavorano a ritmi sovrumani (si danno il cambio e sono disponibili 24/24h), propongono abbigliamento scadente (al pari dei vestiti di Carnevale che si compravano alla Standa) e spesso e volentieri infilano le mani nelle borse dei villeggianti.
Col risultato che la gente sta cominciando a detestare tutta la categoria.
E vissero felici e contenti.
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