Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

Recentemente sono stata rimproverata a proposito della sporadicità degli ultimi post e mi sento in dovere di dare una spiegazione.
Chi mi conosce, sa che quando mi trovo in un posto nuovo cerco di visitare tutti i luoghi di interesse e di scovare quelli poco conosciuti dai turisti. Perché mi piace dire di conoscere bene una città e perché sono vanesia e mi piace sfoggiare argomenti di conversazione insoliti e snocciolare curiosità.
E perché io voglio vedere e sapere tutto.

Ecco.

Qui ho dei problemi.
Il fato si è accanito contro di me, limitando la mia ansia di conoscenza a stanche passeggiate per i vicoli sudici del Barrìo Gotico, con un occhio alle vetrine e l’altro alle pipì di cane.

Shock culturale? Inappetenza artistica? Bulimia architettonica?

Io la chiamerei semplicemente sfiga.

Le ultime “gite” da me proposte sono fallite miseramente e hanno contribuito a rendermi sempre più svogliata e passiva.

La prima volta mi è venuta l’idea di visitare il cimitero monumentale, su al Montjuïc, quello dove è seppellito Joan Mirò, per intenderci. I cimiteri, specie se antichi e con quelle belle lapidi piene di scritte, mi hanno sempre affascinato, quindi mi è sembrata una meta obbligata.

Per arrivare ai piedi del monte, si deve prendere la metropolitana. Per arrivare in cima al monte si deve prendere un autobus che ti fa scendere ai piedi del cimitero.

Che è su una collina.

Alta.

Impervia.

Brulla.

Era la fine di agosto e a Barcellona la temperatura oscillava tra i 35°C e i 42°C all’ombra. Ma non ci ha fermato. Abbiamo scalato a mani nude la collina, sfidando le allucinazioni. Siamo arrivati su questo spiazzo deserto, che neanche nei film western, e giunti al cancello, ci siamo resi conto che il cimitero era chiuso.

Chiuso.

Per reazione nervosa, non ho più tentato di visitare il cimitero. E sono passati 4 mesi.

All’inizio di ottobre, più precisamente il 9 (anniversario della nascita di John Lennon), leggiamo su un blog che non citeremo (se lo citassimo dovremmo parlarne malissimo, dato che finora è stato foriero di informazioni false o imprecise)che in un quartiere della zona alta di Barcellona sono stati organizzati grandi festeggiamenti e concerti in onore dell’indimenticabile musicista.

Perfetto, andiamoci.

Trattavasi di quattro sgallettati che, armati di bonghi e tamburelli, improvvisavano stonando. Per farvi capire, avrei potuto salirci anch’io su quel palco, accompagnata dal battito di mani. Non erano cantanti, non erano artisti. Erano semplicemente idioti.

Imbarazzante reperto audiovisivo della serata.

Un paio di settimane fa, casualmente mi imbatto nella descrizione di uno splendido parco, il Labirint d’Horta, famoso per essere stato utilizzato in alcune scene del film “Il Profumo”, tratto dal romanzo di  Patrick Süskind. Il trafiletto, inoltre, vantava l’ingegnosità del labirinto protagonista dei giardini e la curiosa composizione di un falso cimitero in stile ottocentesco, imperdibile -diceva l’autore- per gli appassionati del genere.

Set di un libro che mi è piaciuto tanto +

Romantico labirinto nel quale perdersi +

Svenevole falso cimitero =

Posto da visitare senza indugi

Il parco era polveroso e trascurato.

Il labirinto chiuso.

Il cimitero assente.

Le ultime due delusioni sono vicine tra loro e riguardano lo stesso argomento: le luci.

Leggiamo sul già citato blog che la Sagrada Familia viene illuminata eccezionalmente di blu per un paio di giorni. Come perderla? Andiamoci.

Non solo non era illuminata di blu. Non era proprio illuminata. E non c’era anima viva in giro, sembrava davvero di essere in un cantiere.

L’ultima, ieri sera.

Dopo un pomeriggio divanoso e pigiamoso, decidiamo di emergere per vedere una buona volta queste illuminazioni natalizie che dicono essere magnifiche e rivoluzionarie.

Tutto spento.

Io ci rinuncio.

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