Facebook: ti amo, ti odio e poi ti apprezzo

Qualche mese fa, forse ve lo ricordate, ho deciso di chiudere una relazione tormentata: quella con Facebook.
Le motivazioni erano molto numerose e devo dire che da quel momento, la qualità del mio tempo libero è decisamente migliorata.

MA.

Sì, lo sapevate già che un MA c’era. C’è sempre.

Ho fatto un casino, come al solito.
Prima ho eliminato tutti i contatti, rimanendo lì da sola con le mie pagine da gestire.
Era la situazione perfetta: niente distrazioni, niente affari degli altri, niente commenti superflui.
A un certo punto, è venuto fuori che tutti i vecchi contatti continuavano a ricevere i miei aggiornamenti e cioè i link agli articoli di questo blog. Questa stolta (io) non ha apprezzato e si è molto indispettita.

Questo è stato il momento chiave. Ricordatevelo e immaginatemi mentre inveisco contro Zuckerberg e minaccio cause legali e provvedimenti.

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Perché non mi sono accontentata? Perché non ho pensato alla perfezione della situazione?
Io non vedevo quello che facevano gli altri, ma tutti continuano a ricevere gli aggiornamenti del blog: potevo chiedere di meglio?

E invece no. Mi sono stizzita, ho detto che non era giusto, che Facebook imbrogliava, abusava e diffondeva informazioni senza il mio permesso.
Io, la rincoglionita.

Allora cos’ho fatto? Ho chiuso, con disprezzo, il vecchio account e ne ho aperto un altro.
Ho addirittura creato un nuovo indirizzo mail, ho rotto le balle a chiunque perché con il nuovo account dovevo di nuovo essere resa amministratrice delle varie pagine che curo.

Dopo due settimane, alcune persone che seguivano il mio blog hanno iniziato a chiedermi come mai avessi deciso di non scrivere più. Ma come -rispondevo- certo che scrivo!
Eh ma non vediamo più gli aggiornamenti in Facebook.

Ecco.
Sapevo io.

Insomma, per farla breve, consapevole del malanno che avevo fatto, ho deciso di aprire un’altra pagina in cui condividere i miei articoli.
Solo che a quel punto non avevo più amici da invitare e, soprattutto, quegli amici che si lamentavano di non vedere più i miei aggiornamenti.
Che tristezza.

Tutto questo discorso, cari lettori, per dirvi che se siete tra quelli che mi leggono perché mi vedono in Facebook (MALE, comunque, non sono tra i vostri preferiti?), questa è la pagina dove dovete mettere un like(tra l’altro, metto un sacco di bellissime foto e citazioni di libri…secondo me vi conviene comunque. Non per vantarmi ma è una pagina bellissima.)

Uff. Che fatica.

Vorrei concludere questo articolo, dicendo che dopo due anni e mezzo a Berlino, ho scoperto che ci sono tante pizzerie italiane ma nessuna di queste porta la pizza a casa.
Come ha detto il mio amico Fabio, sospettando una collusione tra la mafia turca che fa la pizza schifosa (e la consegna) e il mondo gastronomico italo-berlinese, “O è buona o è a domicilio”.

Parole sante.

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