Da grande voglio fare la fashion blogger

E’ tempo di riflessioni profonde su queste pagine virtuali e, complice la disperata caccia di giacca e scarpe adatte al “freddo torrido” di Berlino (devo registrare questo favoloso ossimoro e cercare di farci dei soldi. ok la smetto.), mi sono trovata in questi giorni a sbirciare più del solito i consigli delle fashion blogger alla ricerca di qualche preziosa dritta. (per i pochi antichi che ancora non lo sanno: il fashion blogger è una persona, di solito una ragazza, più o meno normale, più o meno bella, che si presume abbia particolare gusto nell’abbigliamento e fa del bene al prossimo condividendo il suo innato talento, fotografando o facendosi fotografare nelle sue graffianti mises)

Ve l’avevo detto che erano riflessioni profonde.

Ora, io ringrazierò -e invidierò- per sempre personaggi come Cherry Blossom Girl e Pandora, ragazze parigine belle e privilegiate che hanno un guardaroba grande quanto un piccolo stato e trascorrono le loro giornate ad abbinare lo smalto color “ratto fulvo opalescente” dell’ultima collezione Chanel (sì sì…quello verdastro ce l’avevo anch’io e lo consideravo più prezioso di alcune vite umane) al cinturino delle deliziose scarpine trovate nell’armadio della nonna.

Le invidio, sinceramente.

Primo, perché si sono inventate un lavoro fantastico e riescono a vivere delle loro idee; secondo perché vengono chiamate a disegnare linee di scarpe e abbigliamento e per questo motivo viaggiano gratis e ricevono ogni sorta di regalo; terzo, perché le loro nonne si vestivano da dio anche quando c’era la guerra e tutti i comuni mortali giravano con le scarpe di cartone.

Le invidio mortalmente, perché con quattro stracci (di cui uno della famosa nonna e due scovati a un qualsivoglia mercatino delle pulci dove io, normalmente, ho trovato solo…pulci, appunto) e un solo accessorio di lusso (il cui costo si aggira normalmente attorno ad un’andata e ritorno per una qualsiasi destinazione intercontinentale), riescono a creare meravigliosi abbinamenti (che loro chiamano outfits) adatti a qualsiasi occasione.

Le invidio perché nel mio armadio sembra che sia perennemente scoppiata una bomba nucleare al napalm e idrogeno, e succede di trovarci in fondo, sepolti da strati di humus, graziosissimi magliocini utilizzati sono una volta e rimossi dalla memoria, appallottolati assieme a sciarpe e foulard in un groviglio inestricabile che da solo pesa quanto una piccola palla di kriptonite.

Il mio sogno? Creare un database di vestiti, scarpe e accessori da consultare per avere tutto a portata di mano. E’ una bellissima idea che so già che non porterò mai a termine, come la maggior parte delle mie invenzioni geniali. Del resto, il mondo non è ancora pronto per me.

Ma torniamo all’argomento principale.

Come ogni idea strepitosa che si rispetti, il morbo fashion blog ha presto contagiato milioni di persone: se si escludono esperimenti riuscitissimi, come quello della mia amica J. (il cui blog non rivelerò perché nella vita quotidiana è un serissimo quasi avvocato e mi sa che non vuole farsi scoprire), la quale mi fornisce privatamente di preziosissimi consigli, (PS: ed è grazie a lei se ho deciso per un fantastico parka verde militare che amo alla follia!), in rete circolano a piede libero delle esaltate che si vestono peggio che in Germania Est prima dell’89 e sembra che di fronte al loro armadio esclamino “Mmmm…vediamo un po’…oggi mi va di vestirmi….di merda!”.


Ed è così che abbinano jeans con ricami country a calze color carne e ballerine di vernice.

Dicono di essere pazze per i fiocchi e scelgono di metterseli OVUNQUE.

Oppure semplicemente si vestono in modo insignificante.

Magari non sono proprio filiformi e scelgono i magici leggings lucidi che, come sostengo da sempre, possono stare bene solo a chi non mangia carboidrati da almeno 15-16 anni, quindi o è clinicamente morto o è Kate Moss. E si mettono un vestito lungo? NO. Lasciano il culo inguainato di latex al vento e se possibile fanno anche vedere un po’ di mutanda in trasparenza.

Non scriverò a chi mi riferisco perché ogni giorno ne scopro di nuovi e inorridisco (no, solitamente non parlo in rima), ma propongo di fondare un movimento che ci liberi da queste invadenti creature.

E comunque mia nonna si vestiva da dio , anche durante la guerra.

Crepa Cherry Blossom, CREPA!


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  • J.

    Ho adorato le profonde riflessioni cui sei giunta grazie al magico mondo del fescion blogging. E aborro: smalti gialli, leggings dorati, fiocchi, calze fuxia, hello kitty, le stole di pelliccia di volpe morta, i tacchi di osso, l’inglese storpiato, la parola outfit e le calze color carne. Che il buon gusto sia con il web, e ricorda: sei sotto copertura!!

  • graziano

    Non faccio commenti stavolta… però brava come al solito

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