Goodbye Berlin (Friday I’m in love: special edition)

Ci siamo.
Il conto alla rovescia dell’ultimissima settimana è iniziato questa notte, proprio mentre salutavamo alcuni amici speciali che erano venuti a casa nostra per augurarci buona fortuna e per bere l’ultima Berliner con noi.

Eccoci qui. È strano, eh.
La nostra casa blupavone ormai è semivuota e noi siamo un bel po’ malinconici ora che abbiamo iniziato a dire addio per davvero.
Berlino, poi, è stranamente torrida e immobile e sembra che ci stia osservando per capire che cosa abbiamo intenzione di fare.

Quasi tre anni fa (quando, cioè, la maggior parte di noi era appena arrivata in questa strana città), su un balcone affacciato su Prenzlauer Allee, abbiamo iniziato a urlare al traffico della notte “BERLINOOOO!!!! QUANTO CI TERRAI QUIII?”.
Ieri ci siamo ricordati di questo episodio. E il cerchio si è chiuso.

Due anni. Sei mesi. E venti giorni.

Sono felice perché è stato bello, tutto qui. E sono triste per lo stesso motivo.
Ieri, tra la confusione e le risate di tutte queste persone speciali che si sono affollate nel nostro salotto bollente solo per venire a salutarci, io per un attimo mi sono isolata e ho osservato la scena appoggiata allo stipite della porta. Ho guardato ognuno di loro e, in silenzio, ho ringraziato tutti per aver costruito la meravigliosa Berlino che ho vissuto, che abbiamo vissuto assieme.

Quando poi li saluti, forse per sempre, e quel pugno di sabbia torna e ti gratta la gola, ti dici che sei stata tu a decidere così. Che è la vita di chi ha deciso di viaggiare, che è successo e succederà di nuovo. Che ti fa invecchiare prima ma che non ci puoi fare proprio niente, se non portare con te quella sensazione di gratitudine e ricordarti che Berlino non sarà mai più così bella.

La mia amica Elena (compagna di avventura in Nuova Zelanda) qualche settimana fa ha scritto una lista di tutte le cose che le mancheranno della sua Stoccolma. E voi sapete che adoro le liste.

Quale momento migliore?

Ciao Berlino, ecco cosa mi mancherà di te:

-i dieci minuti solo miei che mi servono per attraversare il Volkspark di mattina presto e al tramonto, quando non c’è niente e nessuno tranne vento fresco e sole tra gli alberi;
-i pranzi sul molo vicino all’ufficio con i piedi a pelo d’acqua;
-la mia parete blu pavone;
-camminare per le strade e pensare che anche il tuo bisnonno lo aveva fatto più di sessant’anni fa, in cerca di fortuna come te;
Happy (e la sua mamma e il suo papà);
-il signore turco del panificio che cerca sempre di insegnarmi qualche parola di tedesco;
-le birrette sull’argine “vicino al barcone abbandonato”;
-Ametz -qui sotto- (e il suo papà);
-il tramonto di Stralau;
-il cimitero senza nome vicino a casa;
-il tram numero 10;
-le passeggiate interminabili che “è da due anni che stiamo qui e questa strada non l’avevo mai fatta”;
-i supermercati vegani;
-le bellissime cameriere del nostro ristorante indiano preferito. Anche se fanno gli occhi dolci a Alessio;
-la neve che non avevo mai visto (se non in montagna) prima di venire qui;
-il campanello vintage sulla porta di casa;
-la colomba che viene ogni mattina e ogni sera a mangiare sul mio balcone;
-Ich spreche ein bisschen Deutsch…but I’m learning!
-il supermercato aperto fino a mezzanotte;
-Andy, il parrucchiere australiano;
-il sole fino alle dieci di sera;
-tutte le mie librerie preferite;
-scoprire di aver abitato per un anno nello stesso condominio di un rapper famoso;
-la famiglia di ubriaconi buoni che “vive” nel nostro thai preferito perché la birra costa poco. Lui, tenero e buffo con il suo gilet giallo, che una volta mi ha raccontato -in inglese- che durante la guerra faceva il soldato in Italia;
-le stolpersteine che ad ogni angolo ti raccontano pezzi della tragica storia di questa città;
-le mie maestre di Yoga;
-il ristorantino vegetariano vicino all’ufficio dove non ordino neanche più perché sanno che prendo sempre le polpettine di soya;
-la torre dell’acqua e il suo magico parco sopraelevato;
-i tedeschi che fanno sempre “mh mhhh”;
-tutte le persone che mi hanno insegnato qualcosa;
-la birra che costa meno dell’acqua che “tanto a me la birra neanche piace”. E invece…

E tutte le persone speciali che erano con me ieri sera. Ma loro mica me li lascio scappare.

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  • Peek a booK

    Che bello questo post Giulia!
    Mi dispiace arrivare a Berlino proprio quando te ne stai andando e non riuscire a conoscerci… a Auckland ci sono stata lo scorso ottobre, credo che per un po’ non ci tornerò 😀
    Un grosso in bocca al lupo a te e ad Alessio, non vedo l’ora di leggere le vostre nuove “avventure”!

    Valentina
    http://www.peekabook.it

  • Ken Shiroppo

    UATATATATATATATATATATATATATA´

    • GiuliaDepentor

      è il verso che fa Massimo Boldi per simulare l’infarto. Lo so.

  • Silvia

    Bellissimo post. Ho fatto l’erasmus a Berlino e leggere le tue parole mi ha messo un pò di malinconia… quella che vivi a Berlino

    • GiuliaDepentor

      Grazie Silvia!

  • Laura Lonighi

    Leggo solo ora questo post e… ho il magone! Sai, io ti ho “scoperta” dopo essere tornata da Berlino. E’ stato un viaggio breve ma intenso (ovvietà a bomba), un’esperienza a cui non ero minimamente preparata: non mi aspettavo una città del genere, anche se tutti mi ripetevano “vedrai che ti piace, vedrai!”. Ed avevano ragione! Leggerti e saperti a Berlino per me è sempre stato un po’ come mantenere un invisibile filo rosso legato tra me e questa città. Ora il filo si è rotto: da qui il magone, ecco.
    Scusa se sono troppo “sentimentalista” (non lo sono, di norma): sono felicissima per te e per l’avventura che ti attende, ma non posso fare a meno di confessarti che questa notizia è stata un po’ come ricevere un destro sui denti!

    In bocca al lupo ma soprattutto: crepi il cacciatore! 😉

    • GiuliaDepentor

      Grazie Laura, che belle parole! Prometto che non te la farò rimpiangere :*
      Crepi il cacciatore sempre!