I misteri di Alleghe (S. Saviane)

Di questo libro ho parlato tanto, ancora prima di cominciare a leggerlo. Vi siete già stufati?

Andiamo con ordine.
La primavera scorsa, per puro caso e grazie alla trasmissione di Carlo Lucarelli che guardavo con passione mentre scartavetravo il pavimento della cucina, ho scoperto che ad Alleghe, paesino di montagna famoso per l’omonimo lago, poco prima della Seconda Guerra Mondiale erano avvenuti dei delitti truculenti e misteriosi, che si erano protratti per quasi trent’anni.

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Immediatamente interessata (Alleghe, tra l’altro, si trova poco distante dalla mia città d’origine), scopro che Sergio Saviane ha scritto un libro sulla vicenda. E scopro anche che prima di questo libro, Saviane ha scritto un articolo e che a causa di questo articolo è stato querelato e condannato (sebbene nulla di davvero compromettente fosse stato detto).

Il mio interesse, già smisurato, immediatamente diventa ingestibile. Qualche somiglianza l’avete notata anche voi?
Vi rinfresco la memoria: anch’io ho scritto un libro su una terribile vicenda di cronaca nera avvenuto tanto tempo fa nella mia città e anch’io, a causa di questo libro, ho ricevuto la lettera dell’avvocato della famiglia di una persona nominata, che mi accusava di infangare la memoria di questa persona e mi intimava di ritirare tutte le copie del libro in circolazione.
La mia non era una querela, è vero, e alla fine ho dimostrato che il mio libro al contrario riabilitava la memoria di questa persona (e che evidentemente non era stato letto con molta attenzi0ne), quindi non è successo niente. Per fortuna.

Eppure mi ha fatto pensare.

Andiamo avanti: mi informo subito per acquistare il libro ma, abitando all’estero, incontro qualche difficoltà.
Mobilito allora i miei genitori e li mando alla ricerca del prezioso volume. Niente, sembra introvabile o, addirittura, fuori commercio. Mia mamma riesce fortunatamente ad individuarne una copia in biblioteca e si offre di fotocopiarmela e di mandarmela a Berlino. (sì, lo so che non si fa. Ma voi non capite quanto desiderassi leggerlo. E poi comunque non se ne è fatto nulla.)
Nel frattempo io torno in Italia per un paio di giorni e cerco di leggere il libro (preso in prestito, appunto, in biblioteca) in meno di quaranta ore. Niente.
Leggo solo la premessa, il famoso articolo, arrivo più a meno al punto del libro in cui si dice “Ma ecco com’è andata davvero” e arriva l’ora di ripartire. Naturalmente non posso portare a Berlino un libro preso in prestito alla biblioteca di San Donà…e lo lascio lì.

Mi rimane l’amaro in bocca.
Mi segno il titolo nella mia lista dei desideri e mi riprometto di leggerlo.

Per un po’ me ne dimentico.
All’inizio di dicembre, però, succede qualcosa di inaspettato e sorprendente e il tanto desiderato libro arriva a Berlino.

La settimana scorsa, finalmente, l’ho letto (eh, lo so, è passato un mese ma all’epoca ero ancora alle prese con Anna Karenina).

Incredibile. Non vi racconto la storia perché la potete trovare ovunque (ad esempio qui) ma a grandi linee quello che stupisce, più che la catena di delitti feroci, è l’atteggiamento del paesino che, paralizzato dalla paura e dall’omertà, fa finta di nulla, copre i colpevoli, si schiera dalla loro parte, tanto da meritarsi il nomignolo di “Montelepre del Nord”.

Voglio peccare un po’ di presunzione, dicendo che -senza saperlo- quando ho scritto il mio libro, ho voluto utilizzare lo stesso stile di Saviane: un miscuglio tra cronaca, indagine e romanzo. Me lo dico da sola e me ne compiaccio infinitamente, ringraziandomi e complimentandomi, in uno schizofrenico dialogo con me stessa.

Bello, bellissimo. Leggetelo.

No, non sono sincera con voi. Questa non è la mia vera recensione.
Ancora prima di finire il libro, ho scritto un articolo appassionato, scatenato da questa considerazione:

I colloqui furono molto vaghi. Tutti comunque, specialmente il parroco, un uomo dalle idee confuse, ma troppo appassionato innocentista, mi consigliarono di non scrivere nulla sui delitti “inesistenti” dicevano “e “non rispolverare fatti che avrebbero turbato la gente onesta di Alleghe, che non voleva più sentire parlare di tante morti, e di gettare la vergogna del sospetto su persone perbene”

Sì. È successo anche a me.
E ne è scaturito un articolo amaro e accalorato, articolo che, naturalmente, hanno letto pochi e fidati intimi.
Queste tre pagine contengono le mie vere considerazioni e conclusioni sulla vicenda.

Altro che querele.

PS: ho sentito che il giornalista Toni Sirena ha scritto altri due libri sulla storia dei delitti di Alleghe. Qualcuno mi aiuta a trovarli?

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