Il prezzo della cultura

Forse non tutti sanno che nel tempo libero l’autrice di questo blog ha scritto un libro.

Ebbene, la suddetta ha avuto la pessima idea di inviare le sue sudate carte a una serie di case editrici più o meno conosciute, di cui naturalmente non nominerà le generalità, sia per evitare di essere denunziata, sia per evitare di screditare gli autori affiliati a tali strutture dalla dubbia professionalità.

Le case editrici si dividono in due tipi: quelle che accettano manoscritti via mail e quelle che richiedono il formato cartaceo.

Le prime, in 99 casi su 100, si dimostrano entusiaste del tuo lavoro e chiedono all’autore un piccolo contributo che varia da 1200 a 2500€.

Il problema è che ti rispondono dopo due giorni e tu ti chiedi come mai abbiano fatto a leggere il libro, formulare un giudizio e stendere un contratto in così poco tempo. A volte sbagliano anche a scrivere il titolo del libro ed è a quel punto che ti dai una risposta.

Poi fai un discorso serio con te stesso e ti convinci che in fin dei conti forse dicono la stessa cosa a tutti e che probabilmente, 1800€ alla mano, pubblicherebbero anche il mio cocker che intinge le zampe nell’inchiostro e stampa le variazioni dei suoi polpastrelli.

Ma non finisce qui. Quando rispondi che grazie mille della proposta ma non è proprio nella mia filosofia pagare per essere pubblicata loro sfoderano le armi segrete. Cara autrice, se sei così taccagna, ti facciamo una controproposta. Tu non paghi nulla, ma ci devi assicurare di vendere tot libri, altrimenti il libro non va proprio in stampa.

Per essere più chiari: io accetto, firmo un contratto ma devo rompere l’anima a parenti e amici i quali sono costretti a comprare il libro dal sito internet anticipando i soldi. E se non si raggiunge quel tot , il libro non va in stampa. E i soldi anticipati li rendono? NONONO. Vi mandano un altro libro con lo stesso prezzo.

Le altre case editrici, quelle che richiedono il manoscritto cartaceo, vi avvisano che ci sarà da aspettare un bel po’.

Nell’attesa, si sta seriamente pensando di andare in copisteria e regalare un po’ di copie in giro.


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  • Ciao Giulia,
    Il tuo blog lo leggo sempre con interesse.

    Per rispondere al tuo intervento posso solo dire che in fin dei conti nella fotografia è la stessa cosa. Ma ad essere più sinceri forse è anche peggio.

    Nel mio caso mi trovo rockband avviate o ragazzi che vogliono solo “provarci” che mi chiedono se posso fargli un servizio fotografico. Ovviamente a gratis perchè non hanno manco una lira… a fatica raccimolano i soldi necessari per gli strumenti e/o noleggio della sala prove.

    Qualche volta mi faccio coinvolgere e mi vien voglia di credere in loro facendogli il servizio fotografico gratuito e perdendo ore nella postproduzione.

    Cosa ottengo? Puntualmente ottengo che, grazie alle mie foto, vengono notati da qualche etichetta (l’immagine è quasi tutto… quasi piu della musica in questi tempi) che gli fa firmare accordo.

    E da quel momento non si ricordano più di te.

    Quasi quasi faccio come te, vengo in copisteria con te così mi regali una copia…

  • Se ricordo bene, l’intero processo è descritto nei dettagli nel bellissimo “Il pendolo di Foucault” di Umberto Eco. Che tristezza…