Il seggio vacante (J.K.Rowling)

Non disdegno i best seller.
Magari li leggo con la puzza sotto al naso, quello sì.

Ma non mi rifiuto di leggerli, mai.

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Forse certe volte dovrei fare delle eccezioni.

Ho letto “Il Seggio Vacante” di J.K. Rowling. L’ho letto e sono rimasta con il sopracciglio sinistro alzato per qualche ora. Sì, poi mi lamento che mi vengono le rughe, ma mi sta bene.

Mi sono fidata della mamma di Harry Potter, ma non avrei dovuto.
Prima che mi investiate di insulti: NO, ovviamente non ho letto “Il Seggio Vacante” pensando di trovarci qualcosa della meravigliosa storia di Hogwarts, l’ho letto come avrei letto un libro di una brava autrice. Punto.

E mi ha deluso tantissimo, ma proprio da distendersi sul letto e piangere a pancia in giù con la faccia sul cuscino.
Joanne, non voglio bloccarti, non voglio che tu rimanga intrappolata, non voglio neanche che tu venga per sempre riconosciuta solo per i libri che ti hanno resa famosa (come Linda Blair che sarà per sempre la bambina dell’esorcista o Kelly di Beverly Hills sarà sempre Kelly di Beverly Hills)…però, su, con ‘sto libretto qua, non si va mica tanto lontani eh!

La storia è piatta, i personaggi tutti piuttosto antipatici e scialbi, l’intreccio è prevedibile.
Non è che non succeda nulla, è che ero così annoiata che neanche mi interessava che succedesse qualcosa. Potevo immaginare gli eventi prima che accadessero, tanto la trama era banale.

Nessuno dei protagonisti è riuscito a conquistarmi: li odiavo tutti, dall’assistente sociale dimessa alla ragazzina precoce e problematica. Antipatici, banali, passivi, sporchi. (sì, mi sembravano anche sporchi, e allora?)

Niente da fare: diciamo che se la Rowling avesse pubblicato questo libro prima di diventare famosa, non se la sarebbe filata mai nessuno.

A un certo punto, quando hai avuto un’idea geniale e l’hai sbrodolata per sette libri e sei diventata -giustamente- miliardaria, forse è il caso di dire basta.

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  • Per tutta la durata del libro ho aspettato che succedesse qualcosa. Per carità, nel corso del racconto di cose ne succedono parecchie, ma la mia sensazione era che fossimo sempre ad un passo da una svolta, da qualcosa di più grosso… che poi non è mai arrivato. Delusione.