Manola (M. Mazzantini)

I libri di Margaret Mazzantini, generalmente, diventano delle bellissime trasposizioni cinematografiche o teatrali quasi sempre dirette -o recitate- da Sergio Castellitto, che oltre ad essere un bravissimo attore- è anche suo marito.

E’ sempre meglio il libro ma entrambi sono molto bravi e il risultato mi ha sempre lasciata piuttosto soddisfatta. Il matrimonio artistico non sfocia nella tragicità Benigni-Braschi, per intenderci. E per fortuna, perché non sopporterei di veder rovinare delle pagine tanto belle.

In “Manola”, non c’è nessun personaggio maschile adatto a Castellitto, anzi praticamente non ci sono personaggi maschili (Castellitto è comunque regista della trasposizione teatrale) e io non ho ancora capito se il libro mi è piaciuto oppure no.

Ci sono due gemelle eterozigote totalmente differenti: Ortensia, è cavernosa, scheletrica, pelosa e depressa, Anemone invece è tanta, superficiale, vistosa e completamente scema.
Ortensia è naturalmente schiacciata dalla personalità strabordante di Anemone, con la quale, come in ogni rapporto tra gemelli che si rispetti, ha una relazione simbiotica. Le due a volte si detestano ma non possono rinunciare l’una all’altra, nemmeno quando Anemone “ruba” -e sposa- Poldo, il grande amore di Ortensia.

Che cosa non mi è piaciuto:
1)La storia si svolge sotto forma di sedute di psicanalisi che le sorelle hanno con Manola, colei che pur avendo l’onore del titolo, non interviene mai.
I capitoli sono alternati: c’è sempre solo Anemone (o Ortensia) che racconta un episodio, e nel capitolo successivo l’altra gemella racconta la sua versione.
La narrazione è quindi un flusso di coscienza, ovviamente in prima persona. Un estenuante monologo senza interventi, né risposte e a volte anche senza senso.
E io detesto con tutte le mie forze lo stream of consciousness.
2)In questo libro, la Mazzantini mi è diventata surreale. C’è un tacchino factotum che si chiama Grogo e guida il sidecar, un padre che vive in una piscina vuota e ospita volontariamente dei parassiti nella sua barba, una madre che non sa cosa fare e cucina tonnellate di melanzane. Divertente, per 20 pagine.
Poi stufa.

Che cosa mi è piaciuto:
Come si evolve la storia. Fin dall’inizio ho parteggiato per la profonda e studiosa Ortensia che segretamente disprezza (ma ama profondamente) la bionda e stupida Anemone.
Quando però Anemone soffia il marito a Ortensia, ha la giusta punizione.
Improvvisamente Ortensia perde tutti i peli superflui, diventa bella e parte per un meraviglioso viaggio, Anemone ingrassa a dismisura, diventa alcolizzata e viene lasciata dal marito che nel frattempo si è scoperto gay.
Il libro termina con un’Ortensia raggiante in partenza, che saluta una ormai vecchia , cicciona e depressa Anemone.

 

Voto: Continuo ad adorare Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto, malgrado lo stream of consciousness. E sempre evviva per la rivincita dell’intellettuale.

(novità) La frase sottolineata: 
Poi si è perso per sempre, coperto da dorsi ignoti. Mi fanno sempre impressione gli addii, quando il nulla, un grigio scorcio di città, anonimi binari di ferro, s’inghiottono la familiarità di un volto, il profumo di una persona cara.

 

 

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