Nativo digitale? No, grazie.

Una delle espressioni più odiose e abusate da un paio di anni a questa parte è “nativo digitale”.

Che cos’è un nativo digitale? In poche parole, è un bambino nato di questi tempi: un bambino, cioè, che si trova ad avere a che fare con la tecnologia e internet fin da subito. E fin qui va bene.


Il problema è che (oltre al fatto che certi personaggi e certi giornalisti pronunciano questo odioso binomio ogni quattro parole) a me i nativi digitali fanno paura perché usano già Facebook (“ma solo per un’ora al giorno”) perché chattano con i compagni di scuola invece di andare a suonare al campanello (“Signora, X può venire a giocare?”), perché fanno le ricerche con Wikipedia e non sanno neanche quello che scrivono.

Non sono contro la tecnologia, ci mancherebbe: a mio modo -anche se internet ancora non si usava- sono stata anch’io una bambina tecnologica. Ma questi, lo ripeto, a me fanno paura.

Sono bambini e già hanno i tic all’occhio perché stanno troppo davanti al computer.

Non mi piace, per niente.

Evviva gli anni ’80.

 

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  • il problema sta nel fatto che i bambini di oggi NON vengono educati alle tecnologie. E questo porta a cose terribili nel modo di viverla.
    Ai bambini dovrebbe essere insegnata a scuola. Ma per fare questo, ci vogliono dei maestri in grado di farlo. E non ci sono.

  • Oggi parlavo con le mie colleghe dei bambini che già all’asilo hanno lo smartphone e pensavo che sì, è terribile. Come è anche difficile per un genitore dire di no e pensare che poi il figlio sarà l’ultimo sfigato della classe. Sì, ci vorrebbe insegnamento e buon senso, da parte di insegnanti e genitori.

  • Filippo

    É solo il mondo che va avanti.
    Le stesse cose le dicevano i nostri nonni quando ci vedevano guardare la tv alle 4 del pomeriggio…

    Come dice Alessio il problema sta nell’educare.