No kids

Oggi e’ apparso un articolo sul Corriere della Sera in cui si dice che il fronte “no kids” avanza, coinvolgendo aerei, ristoranti e altre attivita’.

Sono pienamente d’accordo. Anzi, il fronte “no kids” l’ho inventato io, alcuni anni fa (non e’ vero, ma avrei potuto). I bambini sono una cosa bellissima, adorabili e teneri, con una dolcezza che perderanno quando diventeranno adulti, con la curiosita’ tipica che ti emoziona perche’ cosi’ soffice e pura. Pero’ i bambini in alcune situazioni sono fastidiosi, come ad esempio in aereo. Le compagnie aeree dovrebbero prevedere la presenza di posti dedicati ai piu’ piccoli, perche’ uno non puo’ farsi ore di viaggio con un bambino che urla e piange. E’ uno strazio per lui, e’ uno strazio per me. I genitori alle volte proprio non capiscono. Mi sono spesso sentito dire: “eh, e’ un bambino”. “Ok – dico io – allora io ti sputo in un occhio (parafrasando Zucchero) perche’ sono adulto”.

La cosa che piu’ mi irrita non sono tanto i bambini, che quando sono piccoli sono solo un riflesso di quei genitori imbecilli che non riescono a capire che un bambino piccolo non sopporta certe cose, come ad esempio stare seduto in un ristorante con mille cose da vedere e toccare. E loro ti guardano e ti dicono: “e’ un bambino”. ANCORA?????? oppure dicono al bambino: “dai, su, stai buono, non piangere, non parlare, non gridare, non toccare”. Ma tu, genitore, non ti senti un po’ ridicolo nel dire queste cose ad una creatura che del muoversi, piangere, parlare, gridare e toccare fa la sua vita, soprattutto nella tenera eta’? Se il bambino capisse, ti direbbe: ” e tu non portarmi nei ristoranti, per poi riempirmi di parole”.

Ma loro ti guardano pacificamente, e ti dicono: “e’ solo un bambino”. Ok, visto che io sono solo un adulto, dico che spesso la gente e’ completamente falsa nel giustificare tutto solo perche’ e’ un piccolino, come quando qualsiasi persona alla vista di un bambino si avvicina e dice (testualmente): “ehhhhh, che bello, ehhhh, caroooooooo lui, ehehhhehhh, ma che cicicicicoococo, ehhh, ma chi sei tu, ma come ti chiami, eheohohohohh, plurupruprupurpurpu”.

E’ in questi momenti che adoro il bambino. perche’ guarda l’adulto deficiente e nel suo silenzio sta pensando: “non voglio diventare ebete come te!”.

A.

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