Osservare, constatare e criticare

Avvertenza: questo post contiene opinioni strettamente personali.

In un’afosa e deserta Sddp, non c’è niente di meglio da fare che osservare, constatare e criticare.
Voi direte: “Andate a divertirvi come fanno tutti, in biblioteca”.

Sì, siamo antipatici.

Oggi abbiamo deciso di parlare di una tendenza che affligge la nostra società, soprattutto tra i giovini (anche tra i non più giovini purtroppo), c’est à dire tatuaggi e piercing.
Negli anni ’90 il massimo era mettersi l’anellino al naso (il mio è stato fatto nel ’98 e tolto nel 2008. Dieci anni di gloriosa permanenza sulla mia narice destra), sull’orecchio ma sul padiglione (per intenderci dove c’è cartilagine e non ciccia di lobo), o, proprio in casi estremi, al sopracciglio.

Di tatuaggi non si parlava neanche. Quelli che li avevano, o li facevano di nascosto o erano orfani.

Adesso è tutta una.
Se non hai almeno quattro piercing in faccia, non sei nessuno. Tralasciando i posti “tipici”, ci si forano guance, labbra, lingue, e parti di viso di cui si ignorava l’esistenza prima di metterci un orecchino. E cioè: tra le narici, alla base del naso e su quel pezzo di orecchio rigido che fa male solo a toccarlo.
Che schifo.
Vogliamo dire quanto più bello sarebbe vederne solo uno? Eh no.
L’altro giorno ho visto una ragazza con almeno una dozzina di palline metalliche in faccia.
Sembrava che avesse la varicella.

Per quanto riguarda il resto del corpo…beh, c’è l’imbarazzo della scelta.
Una ragazza non merita di chiamarsi tale se non ha l’ombelico orrendamente deturpato. Se poi la suddetta ragazza non ha proprio un vitino da vespa e il piercing si perde tra le pieghe di ciccia…vi sembra il caso?
Non c’è niente di più volgare e antiestetico. Bleah.
Stendiamo un velo pietoso su capezzoli e affini. Più che altro perchè lo svenimento è imminente.

Passiamo al secondo capitolo: i tatuaggi.
“Cosa faccio oggi? Mmmm…un tatuaggio”. E’ questo lo spirito che accompagna chi apparentemente non si rende conto che si sta scrivendo in modo indelebile e perenne sulla pelle! Si facessero disegnare cose carine, passi.

Magari. Tralasciando orrori tipo bracciali tribali, rose sanguinanti e gesucristi piangenti, ora va di moda tatuarsi delle boiate colossali, tipo:

-la data di nascita scritta in numeri romani.
Perchè?
Hai paura di dimenticartela? Vuoi che tutti la sappiano? Credi che i tuoi amici di fronte a “XXX VI MCMLXXXIII” riescano a capire che si tratta di un numero e non di una marca di jeans (tra l’altro difficilissima da ricordare!)?

-il proprio nome (o altre amenità) in: arabo, giapponese, ebraico, cinese, greco, indiano…
E’ assurdo. Che senso ha?
Il bello è che in realtà nessuno sa quello che c’è scritto. Come quello che si era fatto tatuare il simbolo giapponese della forza, poi ha chiesto a un vero nipponico di tradurlo e questo ha risposto “JAPAN!”.

-l’effigie dell’eroe di turno.
E’ oggettivamente una stronzata.
Recentemente, ho origliato la storia di una che si è fatta tatuare Roberto Bolle sulla chiappa. Perchè? “Sono sempre stata appassionata di danzaaaaa!!!”.
Ok.
Anche a me una volta piaceva Max Pezzali. Ma ci ho riflettuto su.

-frasi di ogni tipo.
Da “Sharon/Maicol/Selvaggia/Rocco/Rudi io e te tre metri sopra il cielo” a “Voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha” a “Sbagliare è soffrire/partire è morire/sperare è sognare/vivere è dormire”.

Io per queste cose, tengo una Moleskine in borsetta.

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