Pan amb “tobaquet”

fuck!

Spesso, quando si pensa alla Spagna e soprattutto a Barcellona, la mente crea favolose feste in spiaggia innaffiate da cascate di sangria, esotiche ballerine di flamenco che vi lanciano sguardi torbidi mentre vi ingozzate di tapas, bagni di mezzanotte e Antonio Banderas.

Favoloso no? Decisamente. Infatti, la maggior parte dei giuovini italiani che si mette in gioco e lascia il paesello, viene proprio qui, forse attratta da un mito che è cresciuto col passare del tempo, nutrito dai luoghi comuni che dipingono Barcellona come il tempio consacrato del divertimento, della libertà, della joie de vivre e di Antonio Banderas.

Il punto è che questo è tutto assolutamente e precisamente reale. Ma, purtroppo, c’è dell’altro.

La libertà intelligente e lungimirante dei Pacs e della fecondazione assistita, clamorosamente assente quando nel 2009 (siamo nel futuro ormai!) viene permesso ad un torero sessualmente ipodotato di sfogare le sue frustrazioni su un animale nobile ma drogato ad uso e consumo delle folle, si è incanalata malamente in un’altra legge, importantissima, che è praticamente ignorata. Di cosa stiamo parlando? Della celeberrima legge antifumo, in vigore dal 2006. (che lungo questo periodo, lo so. Fate un respiro profondo e rileggetelo)

Parlare di legge, è una parola davvero grossa. Sarebbe più esatto chiamarla paradosso o assurdità: nella civile Spagna, mentre è naturalmente vietato fumare in ospedali e scuole, per locali di superficie minore di 100mq la scelta è a discrezione del gestore. Questo significa che sulla porta di qualsiasi ristorante, anzichè il rassicurante divieto rosso (che recita più o meno “se provi anche solo a pensarci, estraggo un lanciafiamme e ti accendo io”), troverete un simpatico cartello verde con tanto di sigaretta fumante in bella vista, accompagnata dalla scritta “en aquest espai es permet fumar“. Ci manca solo una bella faccina sorridente con la cicca al lato della bocca. O un polmone incancrenito col pollice su.

E hanno addirittura il coraggio di chiamarla legge intelligente.

Se è intelligente permettere di fumare in una stanzetta di due metri per tre, con un ventilatore come unica fonte di aerazione, dove ci sono anche bambini…beh, allora sono pronta a mettere in discussione la mia, di intelligenza. Se poi a questo aggiungiamo che gli autoctoni non è che abbiano proprio la mania della pulizia, ci ritroveremo a mangiare delle tapas elegantemente esposte al fumo, oppure servite da un cameriere -che fuma- a un tavolo ricoperto di cenere, sopra a un pavimento cosparso di mozziconi.

Vedo già gli occhi sognanti e appannati degli amanti della nicotina.

Certo, se prima erano dubbiosi sul fatto di espatriare, adesso stanno già preparando le valigie.

Ma vediamo un po’ come si svolge la giornata di un non-fumatore. Si sveglia, con un po’ di mal di gola e di naso chiuso. La sera prima ha cercato un locale per non fumatori e alla fine si è rassegnato. Ora i suoi vestiti puzzano di posacenere, per non parlare dei capelli e delle lenzuola dove ha dormito. Per prima cosa, quindi, lava tutto. Poi esce perchè magari vuole pranzare fuori. Ma siccome non ce la fa più a mangiare pane&tabacco e inoltre si è appena lavato da cima a fondo, rinuncia perchè non riesce a trovare un ristorante per persone civili. Decide di farsi una passeggiata, ma la gente fuma ovunque. Inutile cercare di protestare…”siamo all’aria aperta”. Sì, se però mi fumi in faccia, di ossigeno proprio non ne ho. Sconsolato, decide di tornare a casa, ma i suoi coinquilini hanno fumato in corridoio e la puzza è arrivata fino alla sua camera. Ci si mette anche Antonio Banderas con la sua casa degli spiriti.

E questa è libertà? Ho i miei dubbi.

E se qualcuno volesse obiettare che prima ero una fumatrice (e allora? adesso non fumo più!), alle lamentele risponde sempre Antonio Banderas.

il mio avvocato

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  • Stefano

    Anche in germania. O meglio, anche nel Land-Berlin.