Paris je t’aime

Paris
11 mesi.

Cos’è Parigi?

Il gruppo di ragazzini, sempre diversi, che vedo ogni mattina in marina a Place des Vosges.
Il posto dove lavoro, dove siamo un’italiana, una giapponese una portoghese e un francese, eppure riusciamo a litigare senza problemi.
La linea 5 del métro: Bobigny-Place d’Italie. Arancione.
Il negozio di scarpe all’angolo, dove ci manca poco che mi metta a leccare la vetrina.
L’aria che esce dalle grate della métro e mi alza la gonna (proprio come Marilyn, un filino più goffa).
Le occhiaie, il sonno, tante scale.
Rendersi conto che quando c’è un matrimonio, anche qui suonano i clacson come pazzi.
Il barbone che staziona sempre vicino alla stessa statua e mi saluta ogni mattina e ogni sera.
L’altro barbone, quello che urla contro il suo amico immaginario.
Il palo della métro. Se solo potesse parlare.
Quando pensi di incontrare un sacco di personaggi famosi, e poi scopri che sono semplicemente dei sosia.
DepAntor: de, e, pe, e, en, te, o , er. Ripetuto alla nausea. E Madiski’ !
L’uomo delle pulizie che mi chiama Julia Roberts.
Il nostro ex vicino di casa che rispondeva al telefono dicendo “Oui bonjour“.
Tutti i digicode che ci siamo dovuti imparare a memoria e che non dimentichero’ mai, non perchè ci sia affezionata ma perchè la mia memoria funziona in modo strano e ricorda per anni cose inutili.
Il vento che quando soffia forte, è proprio forte.
La pioggia che batte sui balconi del nostro nido.
Queste ragazze a loro agio sui tacchi.
Facciamo una passeggiata?” A piedi andata e ritorno dal Marais alla Tour Eiffel.
Starnutire e dirsi salute da soli.
I Velib’ e le infinite e faticose salite.
Aperitivi. Tanti aperitivi.
La perle” e il ristorante indiano.
Le rosticcerie cinesi che non ti ispirano fiducia, ma costano poco.
Trovare un angolo di New York City .
Il succo di pomodoro e la panaché.
Gli italiani all’estero. Perchè anche se li prendiamo sempre in giro, sono italiani come noi e tra italiani ci si aiuta un sacco.
L’Île Saint Louis. Il posto più poetico della città.
E l’aria che respiri quando per le strade non c’è nessuno.

Parigi è “Remember” degli AIR.
Parigi è “La mer”, quella di Charles Trenet.
Parigi è “La mer”, anche quella di Trent Reznor.
Parigi è questo blog.

I ponti sulla Senna “Ma quanto bella è?“.

E poi non abbiamo più parlato, perchè non c’era nient’altro da dire.

Merci Paris.
Et à bientôt.

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