Power to the Holy Roman Empire

Lasciamo alla prossima puntata le nostre simpatiche avventure al ristorante indiano nel Raval, per intrattenervi con il racconto della nostra gita fuori porta a Tarragona, antico insediamento romano, nonchè amena località di mare, ad appena un’ora e mezza di treno da Barcellona.

In attesa alla Estaciò de França, come in un libro di Carlos Ruiz Zafòn, ci siamo stupiti ancora una volta nel constatare che i treni partono in orario ovunque, tranne che in Italia. Altra piacevole particolarità, il percorso si snoda su parte della Costa Brava, offrendo ai viaggiatori la possibilità di rilassarsi (e abbioccarsi) in contemplazione dell’acqua cristallina e dei candidi villaggi di pescatori.
Peccato solo che le señore in parte a noi abbiano deciso di fare colazione a pane e salame all’aglio alle 9 di mattina. Tonificante a tal punto che ci siamo dimenticati dell’euforia provata nello scoprire che i sedili dei treni possono essere composti a proprio piacimento. E’ impossibile da spiegare a parole, bisogna ammirarne dal vivo la semplice genialità.
Tarragona è un gioiellino. La città vecchia è composta da stradine acciottolate, piazze soleggiate e chiostri ombrosi. Una volta visitato il centro, spingetevi verso la costa, dove i nostri antichi romani hanno ben pensato di costruire un anfiteatro. Cosa c’è di meglio che vedere una tigre che sbrana un gladiatore, accompagnati dal dolce sciabordìo delle onde?
Se vi avanza tempo, comprate il biglietto cumulativo (solo 5€) che consente l’accesso a tutti i luoghi di interesse, comprese Villa Canal e Casa Castellarnau, l’ideale per fantasticare sulla vita dei nobili di un paio di secoli fa.
Ma basta parlare di cose serie (che potete leggere in qualsiasi guida del resto).
Veniamo al sodo.
A pranzo, abbiamo scelto un delizioso ristorantino in Plaça del Forum (il nome l’abbiamo naturalmente scordato, ma era l’unico) e qui, tra un pan amb tomaquet e un’oliva succosa, abbiamo osservato uno strano viavai.
Un gruppo di vecchietti aveva scelto di passare il tempo stazionando nei pressi di una panchina ai margini della piazza. E fin qui niente di male.
Il fatto è che a un certo punto, sono stati raggiunti da un baldo giovine che, dopo breve discussione, si è allontanato.
Improvvisamente, i vegliardi hanno cominciato a fumare e ridere, alzando la voce sempre di più, e facendoci captare sempre più insistentemente la parola porro e un inconfondibile odore di fumo.
Insomma, per farla breve, si stavano fumando una canna!!!
I vecchietti! Età media ottanta! In mezzo alla gente!
Altra particolarità di Tarragona è la massiccia presenza di gatti, grassi e setosi. Ovunque. Sono simpatici e invadenti e non si fanno problemi a sbucare di colpo da dietro una macchina per farvi spaventare. Vorrei ricordare in modo speciale il gatto Gianfranco, che ha sfidato l’ignoto solo per farsi accarezzare, gratificandomi con fusa che hanno fatto vibrare il pavimento.
Infine, attenzione alle persone che lavorano nei musei perchè hanno la fastidiosa tendenza a volervi organizzare la visita. Ora, parliamoci chiaro, non è che abbiano questi edifici sterminati, le cose da vedere sono pochette. Eppure, niente. Vi obbligano a fare come vogliono loro! E prima andate in questa sala, poi in quella…
Ma a noi sono piaciuti lo stesso perchè ci hanno ricordato qualcuno…
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