Putaruru Hotel, Waikato

Il punto forte della Nuova Zelanda è indubbiamente la natura, così prorompente e selvaggia che le città assumono un ruolo di secondo piano, non perché vengano trascurate -anzi- ma semplicemente perché c’è altro da fare e da vedere.
E non sto parlando di cose che si trovano in tutto il mondo: quello che c’è qui è preistorico e sconvolgente.
Ve l’ho già raccontato varie volte ma se volete rinfrescarvi la memoria, andate qui, qui e qui.

Attraversando l’Isola del Nord, nei pressi di Hamilton, mai e poi mai mi sarei aspettata di imbattermi in un albergo abbandonato.
I luoghi dimenticati, pieni di polvere e ragnatele, andavano bene a Berlino, dove tutto era in bilico tra il passato e la voglia di dimenticarsene. Ma qui?
Qui, questa dimensione non esiste.
Non so bene come spiegarvelo senza sembrare superficiale, ma dal punto di vista urbanistico qui è tutto nuovo…arriviamo alla fine dell’800, proprio a farla grande. Come è possibile che ci sia anche qualcosa di abbandonato?

Di fronte alla facciata immobile del Putaruru Hotel, ho provato diverse sensazioni:
1) Il sole che cadeva perpendicolare sulla struttura e le ombre corte che creava, mi hanno trasmesso un senso di irrealtà che subito mi ha fatto pensare a un set cinematografico. Non so perché ma è stata la prima cosa che mi è venuta in mente
2) Nel suo abbandono, era comunque ordinato in modo inquietante. Come se dentro ci vivesse un serial killer.
3) Ferma la macchina! Cerca l’entrata! Procurati un piede di porco!

Accantonando poi i desideri di violazione di domicilio, mi sono accontentata di “circumnavigare” la struttura e di spiare dalle finestre.
Ecco quello che ho visto.

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