Questo bacio vada al mondo intero (C. McCann)

Ho comprato questo libro senza sapere niente della storia e dell’autore, solo perché la copertina mi prometteva un assaggio della prodigiosa pazzia di Philippe Petit, l’uomo che il 7 agosto del 1974 camminò a 110 metri di altezza, su un filo teso tra le Twin Towers.
[Se siete particolarmente interessati a questo stupefacente episodio, vi consiglio caldamente di guardare il documentario “Man On Wire” (qui il trailer)]

A questo si aggiunga la frase stampata sul retro del libro “Nessuno scrittore ha mai raccontato New York in modo tanto sublime e profondo”…insomma, avevo delle aspettative stellari.

Al contrario di come succede solitamente, “Questo bacio vada al mondo intero” mi ha prima deluso e poi, proprio quando avevo deciso che l’avrei finito per inerzia, si è riscattato in modo sublime.
Mi spiego: le pagine che dovevano farmi rivivere la New York degli anni ’70 sono inizialmente ambientate…in Irlanda. Che delusione. Un momento: il protagonista si trasferisce a New York. E sul più bello…il primo racconto finisce.
Senza neanche sapere che il libro fosse diviso in racconti, continuo e inizio un episodio totalmente separato dal primo.

E qui ho la prima sorpresa: tutte le piccole storie contenute nel libro di McCann contribuiscono a creare quella straordinaria mattinata del 1974, perché tutti i protagonisti hanno in qualche modo a che fare con il funambolo in cima alle torri.

E come se non bastasse, tutti i personaggi sono incatenati l’uno all’altro, in combinazioni sorprendenti e inaspettate.
Ecco che le storie di giudici, madri di Park Avenue e del Bronx, soldati, puttane, avvocati,tossici e preti che non si conoscono, si intrecciano, nel tempo della passeggiata di Petit tra le Torri Gemelle.

Voto:
New York c’è e a un certo punto esplode dalle pagine. Ne verrebbe fuori un bellissimo film.

I personaggi preferiti:
Lara e Blaine, gli artisti che hanno deciso di vivere come negli anni ’20.

Le frasi sottolineate (potrei veramente scriverne molte ma cercherò di limitarmi):
Fu il Vietnam a mettermi in ginocchio. La guerra arrivò e mi portò via i miei tre figli da sotto il naso. Li scovò nei loro letti, scosse le lenzuola e disse: Questi sono miei.
Un giorno domandai a Clarence perché volesse andarci e lui mi snocciolò due o tre argomenti sulla libertà, ma la vera ragione era che si annoiava. Brandon e Jason diedero più o meno le stesse risposte quando trovarono la cartolina tra la posta. Le sole lettere che nessuno rubasse mai dalle cassette. Il postino si portava in giro enormi sacchi pieni di dolore.

Dunque conosce la città, pensa lei. È già stato qui. Questo luogo appartiene anche a lui. Altra sorpresa. Ha sempre pensato che uno dei prodigi di New York è che, da ovunque tu venga, pochi minuti dopo l’atterraggio ti appartiene già.

In seguito, Gloria le aveva spiegato che amare il silenzio era necessario, ma prima di amare il silenzio occorreva passare attraverso il rumore.

PS: il titolo originale è “Let the great world spin”, ma devo dire che per la prima volta preferisco la traduzione italiana.

 

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