Sei donne e un libro (A. De Angelis)

Devo dire la verità: non amo Milano.
Ci sono stata per la prima volta nella vita (sì, lo so, è incredibile) solo l’anno scorso per lavoro. Non mi è piaciuta.
Continuo a ripetermi che questo impatto negativo ce l’ho avuto solo perché, appunto, ero lì per lavoro, per una fiera oltretutto, e mi riprometto di tornare a Milano un giorno con qualcuno che “ne sa”.

Perché questa possibilità di “redenzione”? Come mai non ho ancora chiuso Milano nel cassetto dei posti da evitare?
Primo: ci sono stata per poche ore e non posso giudicare una città dall’impatto “violento” che ne ho avuto.
Secondo: in questo periodo sto leggendo un sacco di libri ambientati a Milano e la città che leggo, non solo mi piace tantissimo, ma potrebbe addirittura essere la mia città ideale, così malinconica e misteriosa.
Non vale forse la pena di trovare un punto di contatto tra la mia fugace impressione e l’immagine che le pagine hanno creato?
Direi di sì.

Vorrei, in particolare, percorrere con il Commissario De Vincenzi la via Broletto, dove si trova il Circolo degli appassionati di spiritismo e dove viene risolto il giallo con un memorabile stratagemma. Vorrei accompagnare il Dottor Marini a “camminare per tutta Milano” di notte, e infine bere con lui il caffè nel solito bar vicino alla Scala dove tutti lo conoscono. Vorrei visitare la via Corridoni dove si trova la libreria che dà inizio a tutta la storia e poi, senza dubbio, vorrei esplorare in lungo e in largo la villa del senatore Magni in Viale Bianca Maria. Solo per citare alcuni dei posti descritti.

Questo giallo è come una partita a Cluedo: è avvincente, logico, incastra tutto alla perfezione e ti porta ad indagare assieme al Commissario, a rinchiuderti con lui nella sua stanza in Centrale, e ad analizzare tutto con ordine fino ad arrivare alla soluzione.
Che, per inciso, io non ho capito fino all’ultima pagina.

Definire questo libro in due aggettivi: elegante e desueto.

Ah sì, avevo scordato di dire che in questo libro si danno del voi, e che una donna è definita ancora piacente nonostante vicina alla trentina (!!!!)

D’altri tempi: leggetelo se vi piacciono i giochi in scatola e le signore perbene che nascondono i segreti. 

Il passo sottolineato:
Eppure, si sentiva tanto sicuro di non aver commesso alcun errore di osservazione, di deduzione, di sintesi, che non gli sembrava possibile gli avvenimenti si svolgessero diversamente da come li aveva previsti e preparati. E se anche, all’ultimo istante, gli fosse venuto a mancare qualche elemento, se gli si fosse ingranata una o più rotelline di quella delicatissima machina ch’egli aveva montata, ebbene dalla realtà stessa dei fatti sarebbe sgorgata la verità, come polla dal terreno, come fiamma dalla paglia riarsa, sotto il solleone, se la scintilla la penetra.

 

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  • Michele

    Ho trascorso due anni a Milano, dal 2008 al 2010, quindi recentemente, sperando di rivivere la stagione del Signor G. In definitiva, una delusione.
    Certo, sollevare il bavero del cappotto all’uscita dalla Scala ha ancora il fascino di un tempo che non c’e’ piu’. Magra consolazione, ma una delle poche che la citta’ riserva a chi se la merita. E noi ce lo meritiamo, vero?

    • giuliadepentor

      E certo. E mi sa che io ci riprovo. 🙂