Startup italiane a Berlino: tre suggerimenti MOLTO banali

Malgrado l’intento del mio precedente post non fosse quello di svilire la volontà degli Italiani digitali di Berlino di incontrarsi e scambiarsi idee (bensì l’immagine totalmente falsata che viene trasmessa all’esterno dai media), le critiche più feroci che ho ricevuto si sono focalizzate sul fatto che “ho criticato senza proporre nulla di nuovo/migliore”.

È vero.
Ma se non ho dato i miei suggerimenti, è semplicemente perché non so come “insegnare” alle persone ad avere idee nuove e rivoluzionarie. E anche perché avevo già espresso alcune delle mie perplessità a voce (a organizzatori/frequentatori) e pensavo bastasse così.

Ho fatto un errore di valutazione, me ne scuso, e vi propongo tre suggerimenti MOLTO banali, ingenuamente sottintesi.

Presentazioni in inglese
Non migliorano la qualità delle idee presentate, certo. Se un progetto è simile ad un altro, lo è anche in un’altra lingua.
Ci sono  comunque, secondo me, dei vantaggi:
1) Grossa scrematura iniziale.
2) Preparazione più accurata delle presentazioni: “ho tre minuti, e li devo sfruttare bene e devo usare un’altra lingua. La mia presentazione deve essere perfetta”.
3) Apertura verso il mondo digitale internazionale e, di conseguenza…
4) …basta con le dinamiche di microcomunità aspramente criticate da alcuni di voi (non ve ne libererete mai, però, finché il vostro gruppo continuerà ad essere chiuso/privato/monolingue).

Follow up (odio questa parola ma questa volta non so come tradurla in italiano)
Hai presentato la tua startup sei mesi fa e ora è fallita? Sei diventato miliardario? Ti ha comprato una società più grossa?
Bene, io lo voglio sapere.
Motivi:
1) Sono molto contenta di ricredermi su un’idea che avevo considerato mediocre
2) È questo quello che voglio raccontare all’Italia: qualità. Non quantità.
3) È questo quello che mi rende fiera dei miei connazionali, anche se hanno fallito. Il fallimento fa parte del gioco e anzi è spesso, come si suol dire, una battaglia persa che però alla fine fa vincere la guerra (è così il proverbio? Temo di no ma il senso è quello!)
Certo.
Ma ho bisogno di conoscere le storie dall’inizio alla fine. (e con “fine” intendo: evoluzione, processo, crescita, cambiamento, successo, fusione, vendita, fallimento, TUTTO)
Raccontatemelo: voglio sapere che cosa state facendo, come sta andando. Non mi basta sapere che avete fondato una startup. Quella è una piccola parte parziale di storia.

Interventi di altri “digitaliani” 
Forse questo è meno cool, ma io conosco tantissimi Italiani che sono qui e lavorano nel digitale con successo e passione, anche se non hanno fondato la loro compagnia. Tanti li ho visti anche ai famosi incontri.
Sono Italiani che sono arrivati qui, magari hanno iniziato con uno stage in una grossa azienda, poi sono stati assunti, prima con un contratto di un anno e poi a tempo indeterminato, e ora magari sono a capo del loro settore.
Vi potrei dare 50 nomi, così su due piedi.

Queste, secondo me, sono le storie di successo reali. Queste sono le storie che ispirano e che devono essere raccontate all’Italia. Queste sono le storie che infondono fiducia e danno l’ultima “spinta di coraggio” a chi vuole partire e vivere la propria avventura.

Come? Finora nessuno di questi Italiani si è proposto?
E perché non li chiamate voi?
(oppure scrivetemi e vi dico io chi sono. Molto ma molto volentieri.)

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  • concordo sul Follow up e sugli interventi, un po’ meno sull’apertura ad altre lingue (si chiama digitaly, non digiBerlin..).
    Conoscere l’andamento delle startup dopo la fondazione e la presentazione iniziale dei progetti sarebbe davvero un argomento interessante e sorgente di ulteriori spunti di riflessione a riguardo.