Un miracolo al supermercato

Vi ho già raccontato che vivo e lavoro in Germania da più di due anni senza capire un cavolo di quello che mi dicono gli autoctoni. È così, punto e basta. Lavoro in inglese quindi non c’è problema. (3,2,1…Italiani a Berlino che “padroneggiate” il tedesco, scatenate l’inferno!!!)

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In realtà conosco moltissime parole inutili, so declinare tutti i una manciata di verbi con disinvoltura, colori e numeri non hanno segreti per me…il problema è che non riesco a comporre le frasi. Non c’è verso.

Proprio quando avevo perso le speranze, e naturalmente troppo tardi rispetto al susseguirsi degli eventi, qualcosa si è sbloccato: il miracolo è avvenuto al REWE (il supermercato dove vendono la migliore tomatensuppe della città) venerdì scorso.
Quello che fino a poco tempo fa mi suonava come un achtungschaftchchunfugenalzandigungschrippen, bitte? si è dipanato improvvisamente di fronte a me.

Con musica celestiale di sottofondo e illuminazione divina dall’alto.

Avete presente quando il filo delle cuffie dell’iPod esce dalla borsa in una matassa inestricabile, voi provate a sbrogliarla ma sembra davvero impossibile fino a quando, d’un tratto, tutto si risolve?
Ecco. Mi è successa esattamente la stessa cosa.

Le parole, la costruzione…tutto chiaro!

Ora, non andate a pensare che mi sia messa a parlare di Hegel con la cassiera: ho semplicemente risposto a tono ad una semplice domanda a cui, però, fino a poco fa avrei risposto “NEIN” per sicurezza e per partito preso.

“Haben vielleicht Sie zwanzig Cent, bitte?”

JA! Sì che ce li ho 20 centesimi. Eccoli qui, gentile Frau Schmidt (nome di fantasia).
E non mi ha emozionato capire “haben Sie” (dai, fino a lì ci arrivo), neanche “zwanzig” (nei numeri sono bravissima, ve l’ho detto!)…è stato il VIELLEICHT.

Forse. Per caso.

Inserito all’interno di una frase detta in velocità.

Mi sono sentita un leone e ho fatto un sorrisone alla Frau. Volevo spiegarle tutta la storia, ma le parole si sono incastrate di nuovo come al solito.

Una volta qualcuno mi ha detto che per essere davvero felici, non bisogna aspettare i grossi eventi favolosi, ma si deve prima imparare ad apprezzare le piccole cose belle e poi sommarle tutte insieme.

Beh, io ho deciso di iniziare proprio da questa.

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  • come capisco, il francese sicuramente è più facile del tedesco ma la faccia dei francesi quando tu parli spesso è scoraggiante ma la soddisfazione di azzeccare una frase senza pensarci troppo è meravigliosa

  • se ci pensi Frau Schmidt non e’ poi cosi’ casuale.

    sono orgoglioso di te, ed e’ per questo che mi muovo sempre con te, perche’ tu si’ che capisci il tedesco. Io no. Ed e’ per questo che non sono un co-founder.

  • chiara effe

    Ok, con questo post mi hai conquistata 🙂

    • GiuliaDepentor

      Grazie Chiara!!!

  • Mi hai fatto tornare in mente una scena.
    Saarbrücken, agosto 1997.
    Io arrivata da pochissimo per un corso di tedesco della durata di un mese.
    Commessa alla cassa: ‘möchten Sie eine Tüte?’



    Dopo 8 anni di tedesco, il vuoto, all’improvviso.
    Non dimenticherò mai cos’è ‘eine tüte’…
    😉
    m.

  • Lilacci

    Io c’ho provato col tedesco, più di una volta… ma non c’è verso o quasi, proprio come per te (anzi peggio!), mi ci vorrebbero cinque anni di studio e due di applicazione diretta… Nonostante la laurea in Lingue! (Senza tedesco però!) P.S.l’hai scritto benissimo, ti ho vista davvero lì alla cassa 🙂