Wired n.4 – enjoy the silence

wired-06-09

Quella sera per gli altri era mattina e la nostra linea telefonica rimbalzava nei quattro angoli del mondo miracolosamente perfetta.

Io ero a Londra, il nostro art director David a Milano, il professor Hugh Herr nel suo ufficio al Mit di Boston e la modella Aimee Mullins a Los Angeles.

«Ci siamo tutti?».

La telefonata era stata preceduta da una mail accorata che Hugh e Aimee ci avevano mandato poche ore prima. Per fermare tutto. Un lavoro di sei mesi. «Vogliamo fare una foto storica, una foto importante, che faccia pensare il mondo ma non possiamo fare qualcosa di sexual o titillating», ci avevano scritto bocciando l’ipotesi di impersonare Adamo ed Eva 2.0. «Parliamone asap».

E in quella telefonata a quattro Aimee e Hugh ci hanno spiegato cosa vuol dire per loro vivere con quelle protesi meravigliose del Mit al posto delle gambe.

Vuol dire innanzitutto vivere.

Per questo la foto di Wired doveva avere dei caratteri precisi.

Doveva essere Poetica, Eroica, Fiera, Coraggiosa Tecnologica, Avveniristica Provocatoria, Più forte di tutto. Profondamente umana.

Qualche giorno dopo a New York è stata scattata la foto che avete visto in copertina. Una foto storica perché la storia che racconta la porteremo sempre nel cuore.

Caro Professore, carissima Aimee, ce l’abbiamo fatta. Un abbraccio dall’Italia. 

(editoriale LogIn di Riccardo Luna)

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