Ecco perché tornerei a Rarotonga senza pensarci un secondo

Quando torni da una vacanza, scarichi le foto sul computer e le riguardi per scegliere le più belle, ti prende una strana sensazione.
Pensi che ieri a quest’ora stavi affondando i piedi nella sabbia bollente e la tua massima preoccupazione era trovare una canoa libera, ad esempio.
Ti viene voglia di partire a nuoto per tornare sulla tua isola nel Pacifico del Sud.
Anche se la cernita di immagini è ardua, rimpiangi di non aver immortalato più momenti della tua piccola fuga dal mondo.
Poi ti assale lo spleen e ti butti sul divano a annusare i costumi per sentire se c’è ancora il profumo di fiori, cocco, sabbia e sale.

Rarotonga. Prima di tutto, dove si trova? Prima di partire, non ne avevo idea.

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[Quando realizzerete che è minuscola e circondata solo da oceano e altre piccole isolette, capirete qual è il primo motivo per cui ci tornerei immediatamente]

Sì. È piccola, è isolata (ma dai? Sarà mica per questo motivo che si chiamano ISOLE?) e c’è poca gente.
C’è una sola strada che copre tutta la circonferenza dell’isola (24 chilometri) e si può percorrere in bicicletta, scooter (rigorosamente senza casco…tanto il limite è di 30 km/h) e automobile. Oppure, come fanno i nativi, seduti sul retro di un camioncino a suonare l’ukulele. Io ho optato per la bici (l’ukulele l’avevo lasciato a Auckland). In mezzo all’isola, un vulcano, qualche montagna e la giungla.

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Che cosa succede una volta a Rarotonga?

Cinque giorni senza internet, telefono (funziona ma a che serve?) e orologio.
Non appena arrivi, infatti, ti consigliano di perdere il senso del tempo e di regolarti sull’island time. Cosa che noi abbiamo fatto con immenso piacere.

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La libertà: sei su un’isola e c’è il mare. Che altro serve?
Non ti preoccupi del sale e della sabbia nei capelli, li lasci così e ti metti ogni giorno un fiore diverso (adesso ho una specie di parruccone rigido ma sono felice lo stesso).
Ti sputi sulle mani per lavarle quando la catena della bici scende, non c’è anima viva, tu devi rimetterla a posto e non hai acqua a disposizione. Poi, visto che hai preso il via, il giorno dopo ti sputi di nuovo sulle mani prima di toglierti le lenti a contatto in spiaggia.
Non ti metti quasi mai le scarpe. Solo di sera perché hai visto dei ragni grandi come la tua mano e hai paura che ti mangino i piedi.

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Sull’isola, girano branchi di cani semi-selvatici, frutto di incroci tra cane e dingo. Hanno qualcuno che si prende cura di loro ma sono liberi e vanno a zonzo. Questo significa che non ci sarà mai un momento della tua vacanza in cui ti sentirai solo.
In spiaggia, ti accompagnano in passeggiata oppure si siedono accanto a te a guardare il mare. Se fai il bagno, spesso e volentieri si tuffano con te oppure salgono sulla tua canoa. Sono cani dolci e saggi che si accontentano dell’amore passeggero dei turisti (e se hai anche qualcosina da mangiare, perché no?)
Io e Alessio abbiamo dato un nome a quasi tutti: Wise (il mio preferito), Coco, Red, Mucca, Nano e a tutti gli altri.
E il momento della partenza diventa naturalmente molto più difficile.

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Assieme ai cagnoloni, ci sono gatti, capre, maiali. Tutti liberi e rilassati.
Quando arrivi in aeroporto, le galline ti accolgono sulla pista di atterraggio, tranquille e belle come il sole.

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L’isola è circondata dalla barriera corallina. Questo significa che hai a disposizione una meravigliosa laguna e puoi raggiungere a nuoto le isolette disabitate (che si vedono sullo sfondo di quasi tutte le foto). Potrai sguazzare assieme a pesci tropicali e potrai vederne  i colori con l’aiuto della maschera. Se sei bravo come me, potrai anche produrre strani suoni da leone marino mentre respiri attraverso il boccaglio. Potrai passare sopra scogli e coralli a bordo di una canoa, osservandoli attraverso la superficie cristallina del mare. Vedrai stelle marine, ricci enormi e pesci che fino a quel momento per te esistevano solo nei documentari. Potrai esplorare le isole disabitate le cui rive sono composte da frammenti di coralli fossilizzati, conchiglie, sabbia bianca e paguri che corrono. Potrai anche fare le acrobazie sulla spiaggia e nessuno avrà nulla da ridire.

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I coralli che circondano l’isola, oltre a creare una paradisiaca laguna, tengono a bada la furia dell’oceano che imperversa oltre la barriera e che si spezza in onde altissime e feroci. Dopo quegli scogli, il mare sprofonda a 4500 metri.

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Una volta provata la canoa, non riuscirai più a farne a meno.

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Anche se non ti ricordi l’ultima volta che hai messo piede in una chiesa, deciderai ugualmente di assistere alla messa in rarotongano, un curioso miscuglio di Cristianesimo e leggende polinesiane, con bambini che urlano e signore col cappello di paglia che intervengono, ridono e conversano col prete.
Durante la celebrazione, il Reverendo farà alzare tutti i visitatori e li farà cantare per sentire se sono più bravi dei nativi. Ovviamente, le loro voci potenti e appassionate che fanno vibrare i muri, non temono alcuna concorrenza. Alla fine, tutti ti ringrazieranno per essere intervenuto e ti offriranno un rinfresco.
Tu tornerai in albergo un po’ stordito, pensando che se la religione fosse un po’ più così e un po’ meno colà, tutti andrebbero in chiesa più volentieri.

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Al mercato del sabato di Avarua, assisterai a balli scatenati e berrai succhi di frutti dai nomi mai sentiti prima.

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Ogni volta che guarderai il mare, ti sembrerà di trovarti di fronte a un paesaggio diverso. La luce del sole scherza con l’acqua che diventa viola all’alba, azzurra a mezzogiorno, verde scuro e blu cobalto quando la notte si avvicina. Con il buio e le stelle, potrai vedere i pesci anche da riva. Come?
Stai pensando che la debole luce della notte non riesce a riflettersi sui loro dorsi argentati?
Aspetta: il buio di Rarotonga è totale e vedrai tante di quelle stelle (anche la Via Lattea) che poi penserai che non valga più la pena guardare altro cielo.

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Vedrai cimiteri nel giardino di ogni casa, stazioni di polizia e ministeri modesti e quasi sempre vuoti.

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Se il tuo compleanno cade durante la vacanza, perderai piacevolmente il senso del tempo: Rarotonga, infatti, si trova al di là della linea del cambio di data. Complice il telefono che prende poco, non riuscirai a capire se il tuo compleanno era ieri o è domani e poco ti importerà. Questa sensazione di menefreghismo è direttamente proporzionale al numero di anni che ti porti in groppa.
Trascorrerai, in ogni caso, un compleanno meraviglioso nelle mani di una massaggiatrice balinese che, prima di salutarti, inaspettatamente ti abbraccerà. Poi tornerai in spiaggia, prenderai una canoa e andrai di nuovo sulla barriera corallina. Terminerai la giornata con un cocktail al mirtillo e gli auguri di una signora che si è affezionata a te perché dice che assomigli a lei da giovane.
Conoscerai tante persone: Ti, l’autista del resort, che ti racconta di un suo zio che parla sette lingue (tedesco, austriaco, svizzero, inglese, americano…). Veronica, la concierge con i fiori in testa che ti stringe in un abbraccio lunghissimo prima di salutarti. Il signore dell’Oregon che assomiglia a Bernardo Provenzano e che ti fa ridere perché legge in spiaggia un libro intitolato “The Beach”. Elizabeth, la bambina triste. Il cameriere del ristorante che ti porta una candela mentre stai guardando le stelle perché “gli dispiace che tu stia fuori al buio”. La ragazzina amante dei libri che ti promette che verrà a trovarti in libreria.

Non ti mancheranno una volta arrivato a casa, perché loro appartengono a Rarotonga e basta.
E poi, come ha suggerito il Reverendo prima di terminare la messa, tu hai preso l’amore e l’ospitalità degli abitanti dell’isola e li hai portati con te.

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  • http://www.machedavvero.it/ Chiara

    Uh che bello mi fa venire voglia di partire :D

    • GiuliaDepentor

      Grazie Chiara! Viene voglia anche a me di ripartire…tipo subito! :)

  • Claudia

    Mi pare quasi di avere visto e provato io stessa tutto questo!! Bellissimo.
    E quelle foto………

    • GiuliaDepentor

      Grazie Claudia, è un bellissimo complimento!

  • Marianna LaSciampista

    Rarotonga, sembra il nome di un festival raggae. (;-)
    Meraviglia. Voglia di partire all’istante!

    l’Antifèscion

    • GiuliaDepentor

      Vero? Ahahaha!

  • http://nuvolesulsoffitto.blogspot.it/ Norma

    Allora, non lo so se sono io che sono particolarmente sensibile in questi giorni, ma mentre leggevo, riga dopo riga, mi sentivo addosso un’emozione difficile da spiegare, pura, cristallina, e all’ultima frase mi sono accorta che avevo gli occhi lucidi e che insomma, ripeto, non lo so se sono io che ho dei problemi di lacrimazione…ma so che tu sai raccontare e trasmettere.

    Ti ringrazio perché quello che ho letto è come un regalo. E io me lo prendo.

  • http://magoperlegamentidamore.altervista.org/ mago per legamenti d’amore

    ottimo post.
    grazie per le info che trasmettete

  • http://www.sabrinamiso.com/ Sabrina Miso

    Torniamoci insieme <3

  • Alina

    Sai qual’è la cosa più bella di questo racconto?
    Che durante i 3 minuti in cui ho letto il tuo post, ho quasi sentito il calore e i profumi che vi hanno accompagnato nella vacanza.
    Direi che è un dono speciale questo!

    Grande.

  • Pingback: Putaruru Hotel, Waikato | Giulia Depentor