Piccola guida alla ricerca genealogica

Nel lontano 2005, durante la pausa di attesa tra la laurea triennale e l’inizio della specialistica, mi sono trovata tra le mani un lunghissimo periodo di tre mesi di nullafacenza. Come al liceo, solo che era inverno.

“Forse potresti iniziare a portarti avanti con gli esami del prossimo semestre”
“…”
“BAAAAHAHAHAHHAHAHAHA!”
“Per un attimo avevo creduto che fossi seria”
“Ti pare che io possa tradire impunemente la lunga tradizione procrastinatrice di cui sono sempre stata fiera paladina?”
“Appunto! Proprio tu, che ti sei sempre fatta gioco del detto “Chi ha tempo non aspetti tempo” e hai preparato esami da una tonnellata di appunti in quattro giorni, nutrendoti solo di pane e sigarette?”

Ecco. Per chi se lo stesse chiedendo, questo è un dialogo che ho avuto con me stessa.

Che cos’ho fatto in questi lunghi mesi di tracotante accidia?
Sono forse andata in vacanza?
Mi sono resa utile alla comunità?
Mi sono dedicata all’approfondimento dell’argomento della mia tesi, il famoso giurista Jean Domat?
Ho riordinato la mia camera?
Nulla di tutto ciò.
Ho improvvisamente deciso di costruire l’albero genealogico della mia famiglia e la cosa, come prevedibile, mi è presto sfuggita di mano.
Per settimane, non ho fatto altro che rompere l’anima a preti e impiegati comunali del Triveneto per ottenere l’accesso a preziosi registri parrocchiali e atti di nascita. Ho importunato parenti anche di una certa età, intimandogli di dirmi con precisione le date di nascita e morte di antenati vissuti alla metà del 1800. Ho inviato lettere ai Depentor del mondo, obbligandoli a darmi retta e cercando di contagiarli con il mio sconsiderato entusiasmo.
Dopo OTTO anni, questo è quello che sono riuscita a ottenere.
(no, non ho fatto ricerche per otto lunghi anni. A un certo punto mi sono dovuta fermare per mancanza di progressi. Alla luce di recenti scoperte -leggi: mi è venuto in mente di usare ANCHE Facebook- sono riuscita ad aggiornare il mio alberello e conto di far crescere presto qualche altra radice. O ramo. Dipende dal punto di vista)

[per vederlo gigante IMG_002]Screen Shot 2015-01-12 at 5.57.19 PM

Se avete del tempo libero e avete deciso di occuparlo in modo insensato e se vi siete messi in testa di conoscere i vostri parenti di un paio di secoli fa, cercherò di darvi qualche consiglio assolutamente amatoriale sulla ricerca genealogica.
Per una guida completa e professionale, vi rimando a questo interessantissimo post che avrei voluto avere a disposizione nel lontano 2005.

I miei consigli sono disordinati, spesso portano a dei vicoli ciechi e in molti casi sono delle ripetizioni di quanto descritto nell’articolo che vi ho linkato, ma ricalcano precisamente il mio viaggio nel tempo di questi anni.
Siete pronti? VIA!

1) Cercate di capire se appartenete tutti a una grande famiglia
Io sono stata molto fortunata perché il mio cognome è abbastanza raro e so per certo che tutti i Depentor sono in qualche modo collegati tra loro. Questo facilita enormemente le cose e vi permette di ottenere maggiore precisione nella determinazione delle parentele.

2) Stabilite un punto di partenza e scrivete tutto quello che sapete
Partite dalla vostra famiglia e procedete con ordine. Io ho scritto il mio nome e da lì ho iniziato a ramificare:
-fratelli, genitori, zii, nonni;
-fratelli dei nonni (i prozii), figli dei prozii (cugini dei vostri genitori e vostri secondi cugini), figli dei cugini (terzi cugini) e così via: si tratta di persone quasi sempre viventi quindi, anche se non li conoscete personalmente, c’è sempre qualcuno che sa tutto.
E qui andiamo direttamente al terzo punto.

3) Individuate il vostro soggetto onnisciente
La mamma, la nonna, la prozia.
Non me ne vogliano gli uomini, ma andare da una donna è quasi sempre garanzia di successo, di informazioni precise e di indiscrezioni succulente.
Vi assicuro che ho ottenuto molto di più da mia mamma e dalla nonna Leda (entrambe NON Depentor ma semplicemente coniugate) che dai vari uomini della famiglia. Le donne si ricordano tutto, conoscono i nomi dei figli dei cugini e anche dei figli dei figli e anche degli animali domestici.

4) Scrivete tutto, anche quello che vi sembra poco importante
Grazie ai ricordi del mio soggetto onnisciente (la zia Anna, zia di mio papà), sono riuscita a risalire alla famiglia del mio bisnonno e ho scoperto tante cose che non si possono trovare nelle fonti ufficiali: il mio bisnonno, ad esempio, aveva due sorelle gemelle morte premature e mai registrate in anagrafe. Questo mi ha fatto drizzare le antenne e notare che tra i Depentor ci sono tante coppie di gemelli (la zia Anna ha due gemelle e una di loro ha avuto due gemelli. Andando a ritroso, poi, ne ho trovati molti altri). Questo è molto interessante per l’albero genealogico e molto utile anche per voi.
[Appello a tutti i Depentor: c’è il gene dei gemelli che corre in famiglia, fate attenzione].
Una volta stabiliti i nomi dei fratelli del vostro bisnonno (che sono i vostri…bisprozii…boh?), potrete scendere di nuovo e arrivare fino ai giorni nostri, individuando figli, nipoti e figli di nipoti che, certo, sono parenti lontanissimi ma meritano comunque di venire inseriti nell’albero. Per ottenere questi nomi, dovrete individuare altri soggetti onniscienti: nel mio caso, dato che quel ramo della famiglia vive in Piemonte, mi sono affidata ad una prozia che vive a Vercelli e che conosce tutti.

A questo punto, la costruzione dell’albero genealogico diventa più difficoltosa.
Siamo arrivati ai bisnonni: se voi non li avete conosciuti, sicuramente li ha conosciuti qualche membro vivente della famiglia.
Per andare a ritroso, le cose si complicano: SONO TUTTI MORTI.
A chi chiedere? Come ottenere le informazioni?

È giunto il momento di:

5) Diventare amici del prete
6) Diventare amici degli impiegati comunali
I Comuni hanno iniziato a registrare nascite e morti a partire dall’Unità d’Italia (1861): questo significa che tutto quello che viene prima è nelle mani delle parrocchie che, se vi va bene, hanno riportato con sufficiente precisione date di battesimi, matrimoni e funerali.
Il problema, con i preti, è che -inspiegabilmente- sono gelosi dei loro preziosi registri e non vi lasciano alcuna libertà d’azione. Ecco perché dovrete farveli amici: solo così, riuscirete a convincerli a leggere gli antichi registri sotto i vostri occhi, dandovi il tempo di prendere appunti e, se sono proprio in buona, di fare anche qualche fotocopia.
Ecco -più o meno- che cosa troverete in un registro parrocchiale e perché sarà utilissimo alla vostra ricerca:

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13 maggio 1857 > con ogni probabilità, questa non è la data di nascita di Teresa, bensì la data di battesimo che -stiamo parlando di quasi due secoli fa- potrebbe essere avvenuto qualche giorno o qualche mese dopo la nascita. Non spaventatevi, quindi, se nel registro comunale (non in questo caso perché la data è comunque precedente al 1861 ma in generale) le date non coincideranno.
Depentor Teresa dei siffatti (suddetti?) coniugi Candido fu Sante e Santa Moscatello > BUM! In un colpo solo, tre generazioni!
Teresa di Candido (figlia di Candido) fu Sante (figlio del defunto Sante, il nonno di Teresa!).
Inoltre, ci sono anche il nome della mamma e dei padrini (Giuseppe Depentor e Anna De Zotti). Tutte informazioni utilissime quando sarà ora di raggruppare le famiglie e fare ipotesi di parentela: il vostro alberello inizia a fare le foglioline!

Diciture quali “battesimo di emergenza” oppure omonimie in fratelli della stessa famiglia nati a pochi mesi di distanza, vi daranno solo una vaga idea del drammatico tasso di mortalità infantile dell’epoca.

Ricordate che i registri parrocchiali, ahimè, sono difficili da consultare non solo per la ritrosia del clero: quello che vedete qui sopra è un esempio molto ben conservato che ha attraversato due guerre mondiali e diverse alluvioni. Aggiungeteci la fretta che vi mettono perché -a quanto pare- hanno sempre qualcosa di più importante da fare e l’impossibilità di rimanere lì con calma a decifrare le antiche calligrafie.
L’unico sistema sarebbe ottenere un’autorizzazione per consultare i registri da soli ma nessuno è stato capace di dirmi come farne richiesta. Ci sto lavorando.

La stessa cosa vale per gli uffici anagrafe dei Comuni, di difficile accesso per i seguenti motivi:
-gli uffici anagrafe hanno molte altre cose urgenti da fare e gli impiegati non sono lì a vostra disposizione per le ricerche genealogiche;
-in Comune, otterrete certificati di nascita, di morte, di matrimonio. Quasi impossibile, quindi, andare lì e dire “Ciao, mi guardate a mano tutti i vostri registri?”. L’alternativa è fare una richiesta ufficiale via mail ma le tempistiche sono sempre molto lunghe.
[Alcuni Comuni hanno attivato un servizio di ricerca online: non ho ancora provato perché sto aspettando l’approvazione del mio account. Vi farò sapere]

Il trucco è andare lì quando c’è poca gente (un sabato mattina, ad esempio) e rompere seriamente le balle finché non vi tirano fuori tutti gli antichi tomi.
Insistere, incalzare e non mollare la presa finché non hanno guardato tutto quello che vi serve. E se vi dicono che non hanno tempo, chiedere di fissare un appuntamento. Vi assicuro che, pur di liberarsi di voi, cederanno.
Per questioni di privacy, è altrettanto difficile (se non impossibile) ottenere un’autorizzazione a consultare i registri in solitaria.
Per me è inspiegabile, dato che si sta parlando di persone morte cento anni fa, ma così mi è stato detto.
Alcuni impiegati comunali, inoltre, per verificare la vostra parentela effettiva, vi faranno domande a bruciapelo tipo interrogazione scolastica.

Esempio di conversazione telefonica avvenuta mezz’ora fa:
“Sì, le assicuro che Carlo è mio nonno”
“Carlo figlio di?”
“Camillo!”
“Camillo figlio di?”
“Luigi!”
“Nato nel?”
“…1881!”
Il tutto, con l’enorme albero genealogico dispiegato sul pavimento tipo mappa del tesoro.
Non si fidava.

Leggendo i registri comunali, avrete conferma di quanto già stabilito sui registri parrocchiali (ricordate la possibile discrepanza di date), scoprirete il mestiere dei vostro avo (“villico”, “bracciante”, “portavino”) ed eventuali emigrazioni.
Quest’ultimo elemento è particolarmente importante: i registri riportano la data dell’emigrazione e anche l’indirizzo indicato nel paese straniero (vi siete mai iscritti all’AIRE? Questo è il suo predecessore!).
Grazie a questo, avrete un altro punto di partenza per continuare la ricerca.
Io sono riuscita ad individuare la parentela con alcune persone (trovate in Facebook) i cui avi erano emigrati in Brasile nel 1887. Lo stesso vale per quelli emigrati in Svizzera, Germania e Francia.

Sapete che esistono ma non sapete come sono collegati a voi. A questo quesito risponderà il vostro amico impiegato comunale.

7) Usate internet
Ma come? Internet arriva solo al punto 7?
Sì: ricordatevi che ho iniziato nel 2005. Certo, internet c’era ma le informazioni utili per il mio albero genealogico erano ancora scarse.
Ecco come l’ho utilizzato dal momento in cui ho ricominciato la mia ricerca (che, come vi avevo anticipato) si era interrotta fino a qualche settimana fa.

-Facebook/Twitter/LinkedIn/social network di vario genere: facile e veloce, non sto neanche a spiegarvi come fare;
-Elenchi telefonici del mondo: per ottenere anche l’indirizzo completo e spedire eventualmente una lettera;
-Google: scoprirete elenchi di soldati morti durante le guerre, liste di passeggeri di navi dirette in America Latina, archivi di leva e molto molto altro.
Ecco qualche esempio (poi, alla fine, vi scrivo tutti i siti utili):

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Perfezionando la vostra ricerca (attraverso immagini/mappe/file in .pdf, tanto per fare qualche esempio) scoprirete anche vecchie fotografie e libri nei quali sono citati i vostri avi (nel mio caso, è stato più difficile perché “depentor” significa “pittore” quindi a volte si trova in posti in cui non c’entra nulla…ma dopo un po’ ci si fa l’occhio!), e addirittura vie dedicate ai vostri antenati!

Grazie a questo sistema, ho scoperto varie curiostà: un certo Mario Depentor che è stato “l’ultimo mitico pescatore sul Piave”, il mio bisnonno Camillo che è andato a protestare a Roma perché gli avevano tagliato la pensione di guerra, lo specchio d’acqua denominato non ufficialmente “busa dei [De] Pentor” vicino a Treviso.
E se l’ho scritto staccato, non si tratta di un caso: vi capiterà molto spesso di trovare variazioni di questo tipo sulla vostra strada.
Il mio cognome, nel corso dei decenni, è stato cambiato e manipolato a seconda di chi lo trascriveva sul registro: Depentor, De Pentor, Depentori…addirittura Pentor!

“De chio ‘sto putel?” [“di chi è questo bambino?]
“Depentor!”
“Dei Pentor? Bon!” 
…e scrive Pentor.

Una volta non andavano tanto per il sottile: sulla tomba dei miei bisnonni (che, voglio dire, sono morti l’altro ieri non novant’anni fa) il cognome è scritto staccato, tanto per fare un esempio.
Questo, per farvi capire che dovete mantenere gli occhi e la mente aperta: se non siete sicuri di un parente, tenetelo da parte e, se c’entra qualcosa, prima o poi si rivelerà nel suo splendore, con cori angelici in sottofondo.

8) Andate in gita
A questo punto, la vostra ricerca si è allargata geograficamente e vale la pena di andare a visitare i luoghi che avete trovato per cercare le tracce dei vostri avi. No, non vi sto suggerendo di andare in giro per la città a chiedere se per caso qualcuno si ricorda di un cantante lirico vissuto lì cinquant’anni prima (ricordate la ricerca del mio bisnonno di Berlino?) ma semplicemente di andare a dare un’occhiata a cimiteri e monumenti ai caduti, fonte preziosissima e precisa di informazioni, nomi e date.

9) Utilizzate i siti specializzati
Mi riferisco ai vari Ancestry, MyHeritage e via dicendo, utilissimi perché vi permettono di incrociare i vostri alberi genealogici con quelli di altre persone che ci hanno provato prima di voi. Anche qui, basta digitare il vostro cognome: se nessuno ha messo nulla, naturalmente rimarrete a bocca asciutta.
Io ho avuto fortuna e ho trovato addirittura una fotografia di una mia antenata nata nel 1872.
Si tratta di siti a pagamento che, tuttavia, vi concedono un periodo gratuito di prova: sfruttatelo!

10) Riflettete
Procuratevi un grande foglio sul quale trascrivere le vostre scoperte: non trascurate le ipotesi e i nomi dei parenti che non riuscite a collocare nelle varie famiglie. Appendete il foglio al muro e ogni tanto guardatelo e riflettete.
Il mio albero genealogico è rimasto appeso per anni accanto al tavolo della cucina: ogni tanto, a furia di trovarselo di fronte di continuo, a qualcuno veniva l’illuminazione.
Vi assicuro che è una grandissima soddisfazione sistemare i tasselli al posto giusto!

Prima di salutarvi, e con la speranza di vedere presto i vostri alberi genealogici, vi lascio qualche sito utile alla vostra ricerca.
Non esitate a scrivermi per maggiori informazioni: buon divertimento!

Solo per il Veneto:
Archivio di stato (Venezia)
liste di emigranti veneti in Brasile

Per tutti:

sito contenente tutti gli archivi napoleonici di stato civile scansionati (da passarci giorno e notte!)
liste caduti italiani in Russia
-caduti della Grande Guerra
-Family Search
(utile risorsa per documenti storici)
-Ancestry
-MyHeritage (perfetto per costruire l’albero genealogico: è possibile anche scaricare un software)


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  • grazia

    Grazie grazie grazie! 😀 Ora so cosa fare dopo la laurea! XD

    • GiuliaDepentor

      Evvivaaaa!

  • Paolo

    Bello!! Quasi quasi ci provo anch’io!

  • Tutte queste ricerche in archivio mi hanno ricordato il mio esame di restauro: tutte le peripezie che tu hai effettuato per risalire ai tuoi antenati, io e la mia collega abbiamo dovute farle per risalire agli antenati dei proprietari di un palazzo storico.
    Un lavoraccio non da poco! Se ci penso, ancora non o come ne sono uscita viva!

    Ad ogni modo il fascino degli alberi genealogici è davvero innegabile!
    C’è stato un momento in cui anche la mia famiglia ne è caduta vittima 😀

    Buona domenica

    Giulia ☼

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